ECCELLENZE SCIUPATE

La Provincia: «trasformare in Irccs il Mario Negri sud»

Cisl e Cgil per la discontinuità della gestione e per un nuovo CdA

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CHIETI. Il Mario Negri sud è la solita operazione «prendi i soldi (che non ci sono) e scappa», quasi un bis della Golden lady di Gissi? Oppure più semplicemente la reciproca diffidenza tra la casa madre di Milano e la Provincia di Chieti ha fatto nascere una inutile Fondazione omonima che doveva salvare la baracca, ma che invece è paralizzata da quasi 4 mln di debiti e minaccia di lasciare a casa tutti i dipendenti?
Tutto è raccontato e riassunto in un documento unitario dei Gruppi consiliari provinciali che hanno ribadito per l’ennesima volta la volontà di salvare il Mario Negri sud, anche attraverso la sua trasformazione in un Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) finanziato dal Ministero della salute. Ma i consiglieri hanno chiesto anche di verificare aspetti inquietanti dell’operazione Fondazione, visto che è stato adombrato il possibile falso dello Statuto presentato in Prefettura per la sua registrazione.
Secondo quanto si legge infatti nel documento unitario finale e come è stato chiarito più volte nell’intervento del consigliere Nicola Tinari (Rifondazione comunista), questo Statuto sarebbe diverso da quello approvato dal Consiglio provinciale dopo una lunga trattativa. E così ieri, in una delle ultime riunioni della Provincia di Chieti prima della sua soppressione, di fronte ad un folto gruppo di dipendenti del Negri sud molto silenziosi e molto preoccupati, è andata in scena una specie di autoanalisi collettiva. E così ciascuno ha tirato fuori le ragioni che hanno trasformato l’Ente di ricerca di Santa Maria Imbaro da fiore all’occhiello scientifico dell’Abruzzo ad anticamera del disastro occupazionale (l’ultima proposta è un taglio di 60 persone attraverso la cig).
 Insomma il Mario Negri sud sarebbe un altro esempio delle macerie lasciate dagli imprenditori del nord che hanno utilizzato le provvidenze della Cassa per il Mezzogiorno, finché c’erano, per poi defilarsi e tornare a casa. In effetti questa diagnosi impietosa è stata a senso unico per l’assenza di Gianni Tognoni,  responsabile scientifico ed amministrativo del Negri sud, che con una mail aveva anticipato la sua indisponibilità a partecipare a questo consiglio monotematico, ritenuto del tutto inutile dopo altre decine di incontri sul tema. L’unica cosa che dovrebbe fare adesso la Provincia – secondo Tognoni - è modificare la sua presenza nella Fondazione, assegnando in proprietà completa e non in usufrutto (come avvenuto) gli edifici trasferiti al Negri sud. Questo consentirebbe alla Fondazione di accedere ad un mutuo bancario per uscire dalle secche di mancanza di liquidità e quindi di avere soldi freschi per gli stipendi, arretrati ormai da 9-10 mesi.

CISL E CGIL: «NON SI PUÒ FAR GESTIRE OGGI CHI IERI HA PROVOCATO IL DISASTRO»
Non sono sembrati d’accordo sindacati e amministratori provinciali che hanno ripercorso le tappe di questo calvario ormai datato molti anni. E così in particolare Ernesto Magnifico (Cisl) la sollecitato la discontinuità della gestione in quanto chi oggi dirige l’Ente è la stessa persona che in passato ha gestito la situazione debitoria e Sergio Aliprandi (Cgil) ha chiesto un nuovo CdA in grado di acquisire commesse per sostenere economicamente la struttura. Come hanno sottolineato anche Maria Luisa Di Guilmi (Ugl) e Andreina Poggi per conto di una onlus che collabora con il Negri sud. Più politico e tranciante l’intervento dell’ex presidente della Provincia Tommaso Coletti, secondo il quale la Fondazione non andava proprio fatta: «è stato un grosso errore, un regalo a Milano trasferire il debito del Consorzio alla nuova forma di proprietà: dei 3 mln circa di vecchia sofferenza il 75% era roba loro e noi ce la siamo accollata. Perciò basta: si tratta di chiamare il Negri di Milano e chiedergli conto delle sue intenzioni, mettendolo di fronte alle sue responsabilità».
 Fermo restando che va salvato il patrimonio rappresentato da questi ricercatori. Come ha spiegato anche Federico Fioriti, presidente della Commissione consiliare che ha gestito il problema e che ha ricordato tutti gli sforzi della Provincia per sostenere l’occupazione e la presenza del Mario Negri sud sul territorio.
«Sarà pure così ed io sono con voi – ha chiosato Nicola Tinari (Rc) – ma siamo di fronte al classico gioco di socializzare le perdite e di privatizzare il profitto».
 Come è sembrato anche dall’illustrazione del Piano di risanamento effettuata da Tommaso Pagliani, dove si parla soprattutto di tagli al personale e di mutuo indispensabile per andare avanti.
«Noi in condizioni molto difficili abbiamo fatto di tutto per salvare il Negri sud, anche andando oltre il nostro ruolo – ha chiuso Enrico Di Giuseppantonio – siamo anche noi per la discontinuità nella gestione e continueremo ad essere vicini ai lavoratori».
 C’è un dato però che non quadra in tutta questa vicenda: nel Piano di risanamento si parla esclusivamente di fatti amministrativi e mai di ricerca, non c’è insomma un piano industriale di rilancio dell’attività specifica di questa struttura. Che a quanto pare lavora in clandestinità, visto che né le Asl abruzzesi, né la Regione come assessorato alla sanità hanno mai dato commesse a questi ricercatori che pure si fanno onore negli ospedali di tutta Italia e all’estero e che pubblicano sulle maggiori riviste scientifiche europee e non solo.

Sebastiano Calella 

PROVINCIA DI CHIETI. MARIO NEGRI SUD Ordine Del Giorno