L'INTERVISTA

Abruzzo. De Fanis in tv: «135 giorni drammatici, abbandonato dai colleghi e da Chiodi»

E il presidente replica a distanza: «gli telefonerò»

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MONTAZZOLI. In collegamento da Montazzoli per la prima volta domenica pomeriggio l’ex assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis si è difeso in tv, su Rai 1, accettando l’invito di Massimo Giletti.
«Metterci la faccia non è semplice, ma noi avremo massimo rispetto», ha assicurato Giletti all’inizio della puntata spiegando la necessità del collegamento in esterna in quanto l’ex amministratore pubblico ha ancora l’obbligo di dimora nel suo comune di residenza. In studio anche una serie di opinionisti – politici e giornalisti- che hanno attaccato De Fanis tutto il tempo. Lui ha cercato di ribattere punto per punto a tutte le contestazioni, tra interruzioni varie e battibecchi.
«Posso finalmente dire la mia», ha detto De Fanis, «dopo quattro mesi solo a casa con la mia famiglia». L’ex assessore ha raccontato di aver fatto «indigestione di giornali e programmi televisivi, ho subìto dalla stampa e da parte di persone che nemmeno mi conoscono giudizi e denigrazioni. Questo dispiacere ha acuito la mia disperazione per l’arresto».

«TANTE BUGIE»
L’indagato eccellente ha sostenuto che siano state «dette tante tante bugie. Chi mi conosce sa non faccio un uso anomalo delle risorse pubbliche». De Fanis ha poi ribadito di aver pagato con soldi suoi la bottiglia di champagne in occasione del Festival di Torino. «Io usualmente non usavo la carta di credito della Regione, usavo sempre soldi di tasca mia, quella bottiglia è stata pagata da me, ho 8 testimoni. Non esiste un estratto conto che collega la Visa a quello champagne. L’ho pagato con i soldi miei. Punto, è la verità al di là di quello che la Zingariello mi ha potuto suggerire. Si vede, ci sono gli estratti conto che lo dimostrano, con la carta di credito non si scappa, scusate».
De Fanis ha poi spiegato che la carta di credito istituzionale vale solo fuori Abruzzo: «io avevo a disposizione 5 mila euro all’anno e in 3 anni ho speso 8 mila 220 euro al mese».

IL CONTRATTO D’AMORE
«Non c’è nessun contratto d’amore», ha poi spiegato l’ex assessore, «non può definirsi tale, mica siamo andati dal notaio, era solo un pezzo di carta, un gioco che dopo un secondo è stato strappato in mille pezzi». Il foglietto sarebbe stato scritto 15 giorni prima dell’arresto. «Ma che gioco è?», ha chiesto dalla studio Daniela Santanchè, «a me cadono le braccia...»
Da quanto si è saputo sarebbe stata una intercettazione telefonica a mettere sulle tracce del documento gli inquirenti, che infatti lo hanno trovato nel corso di una perquisizione negli uffici della Regione. E' stata rintracciata solo una fotocopia del 'contratto', documento più volte corretto con aggiunte prima di essere cestinato, documento della quale era stata poi la stessa ex segretaria a parlare nella sua deposizione davanti al Pm Giuseppe Bellelli. Sui pezzi originali per ora buio pesto, ma le indagini vanno avanti.
«Era un foglietto», ha insistito l’ex assessore, «perché la Zingariello era prossima a lasciare l’incarico e allora scherzosamente le dissi, ci penso io.. ma era un modo scherzoso. Tre ore dopo ci sentiamo al telefono e come dimostrano le intercettazioni ci mettiamo a ridere e le chiedo scusa. Sono curioso di sapere chi l’ha dato ai giornali, io sicuramente no».

GLI ASSEGNI
Sugli assegni firmati da De Fanis e girati alla ex segretaria ha invece spiegato: «si trattava di prestiti personali per acquistare cose, tra cui una macchina, è tutto documentabile dagli estratto conto. Ho prestato soldi, non cifre esorbitanti, dal mio conto corrente. Al di là di tutto mi sono sentito tradito da una mia collaboratrice».

IL TENTATO OMICIDIO
Sul tentato omicidio della moglie, De Fanis ha detto poco. Su questa vicenda c’è in corso una indagine parallela passata per competenza territoriale alla Procura di Lanciano. E’ stata la Zingariello a raccontare agli inquirenti che l’ex assessore avrebbe tentato di uccidere la moglie e gli inquirenti hanno anche trovato una conversazione registrata tra Zingariello e De Fanis nella quale i due parlano proprio di questa cosa. L’intercettazione ‘casalinga’ era stata realizzata dalla ex segretaria: «non me lo ricordo nemmeno quel colloquio», ha detto l’indagato a Giletti, «non sapevo che a febbraio 2013 mentre parlavo con la mia segretaria lei mi registrava. Sono caduto dalle nuvole. Io non volevo uccidere mia moglie e la stessa Zingariello ha ritrattato».

LA PISTOLA
La ex segretaria ha raccontato al pm anche di essere stata minacciata da De Fanis con una pistola. «Lui non ha il porto d’armi», ha replicato l’avvocato Nicola Frattura. «Durante le perquisizioni in casa e negli uffici non è stata rinvenuta nessuna pistola». L’ex assessore ha poi raccontato di essere stato trattato «benissimo» dagli uomini della Forestale che sono andati ad arrestarlo a differenza di quanto raccontato da Lucia Zingariello («mi hanno trattata come se avessi ucciso 10 bambini»).

LA TANGENTE DI MASCITTI
De Fanis ha poi respinto l’accusa di aver intascato una tangente dall’imprenditore Mascitti che con la sua denuncia ha fatto aprire l’indagine e ha denunciato la «scarsa vicinanza di molti miei colleghi» e anche del «presidente Chiodi dopo tre anni in giunta. Un colpo di telefono almeno me lo sarei aspettato».
«Non posso candidarmi», ha poi spiegato, «ma se non avessi obbligo di dimora lo rifarei… mi candiderei a testa alta perché non ho fatto nulla di male e perché c’è la presunzione di innocenza come per gli altri. La gente di queste aree, le più impervie d’Abruzzo, mi voterebbe sicuramente».
Giletti ha ricordato che anche il candidato del Pd «ha qualche problema». De Fanis ha confermato: «non c’è solo l’appello ma anche un procedimento che si chiama Maremonti».
E D’Alfonso, tramite una nota, al termine della trasmissione ha annunciato querele: «il capo di imputazione non è quello di concussione», precisa, «ma concorso in falso relativamente a una perizia geologica e di variante circa la modifica di un tratto di sedime viario». L’ex sindaco spiega di aver incaricato già il suo avvocato «di verificare la rilevanza delle affermazioni destituite di ogni fondamento di Luigi De Fanis, al fine di valutare la consistenza degli elementi e degli intenti diffamatori».

PROCURA AL LAVORO
E sarà attentamente studiata dalla Procura di Pescara anche l'intervista a L'Arena. Il tutto dopo che gli inquirenti sono stati incaricati di visionare l'intervista che la sua ex segretaria Lucia Zingariello ha dato a La7. La Procura ha chiesto una relazione dettagliata sulle dichiarazioni della ex segretaria di De Fanis per valutare se si possano riscontrare dei reati, specie nella parte che riguarda il suo racconto sulle perquisizioni il giorno dell'arresto, il 12 novembre scorso.
Lo scorso 4 marzo intanto il primo difensore della Zingariello Umberto Del Re ha rimesso il mandato e rinunciato all'incarico. 

CHIODI: «GLI TELEFONERO’»
«Non ci sono rimasto male. La situazione era tale che essendoci delle misure cautelari in corso e delle indagini preliminari, non sarebbe stato possibile perche' si sarebbero potute inquinare le prove. Per questo ho preferito non fare nulla. Ma prossimamente gli telefonero'. Non e' mica finito il mondo». 
Cosi' il presidente della Regione Gianni Chiodi, a margine di una conferenza stampa per presentare l'Ada (autostrada digitale d'Abruzzo), a proposito delle dichiarazioni dell'ex assessore Luigi De Fanis. Alla domanda poi se ricandiderebbe Luigi De Fanis, il presidente Chiodi ha risposto: «dico che sono i cittadini, in un Paese democratico, a decidere. Non sono stato io a fare le liste dei candidati cinque anni fa e non le faro' neanche nei prossimi giorni. Devo pero' anche dire che non e' detto che chi prende tanti voti, e' poi sempre un ottimo politico».
CHIODI: «GLI TELEFONERO’»
«Non ci sono rimasto male. La situazione era tale che essendoci delle misure cautelari in corso e delle indagini preliminari, non sarebbe stato possibile perche' si sarebbero potute inquinare le prove. Per questo ho preferito non fare nulla. Ma prossimamente gli telefonero'. Non e' mica finito il mondo». Cosi' il presidente della Regione Gianni Chiodi, a margine di una conferenza stampa per presentare l'Ada (autostrada digitale d'Abruzzo), a proposito delle dichiarazioni dell'ex assessore Luigi De Fanis. Alla domanda poi se ricandiderebbe Luigi De Fanis, il presidente Chiodi ha risposto: «dico che sono i cittadini, in un Paese democratico, a decidere. Non sono stato io a fare le liste dei candidati cinque anni fa e non le faro' neanche nei prossimi giorni. Devo pero' anche dire che non e' detto che chi prende tanti voti, e' poi sempre un ottimo politico».