L'INTERVISTA

Abruzzo. Il docu-film su Chiodi e Marinelli: «intimidazioni per bloccarci ma il film sarà online gratis»

Il produttore: «nessun finanziatore occulto, giornali pieni di falsità»

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ABRUZZO. Le riprese del film-inchiesta sullo scandalo abruzzese "Rimborsopoli’ sono iniziate ma hanno già subito una battuta d’arresto.
La pellicola intitolata ‘Una camera per due’ racconterà lo scandalo politico-sessuale che ha investito Gianni Chiodi e la consigliera di parità Letizia Marinelli. Se il primo sostiene che il film concorra all’oscar della diffamazione, la seconda pareva addirittura intenzionata a far parte del progetto. Poi la marcia indietro.
Ma come detto le riprese si sono già bloccate.
Dopo i primi ciak di sabato mattina oggi era la volta di Flavio Barattucci, il neo più bello d'Italia, che nel film impersona il governatore. C’è ansia e frustrazione sul set racconta a PrimaDaNoi.it il produttore Gianfranco Marrocchi: il film a molti appare più come una trovata pubblicitaria o una operazione per screditare Chiodi piuttosto che una pellicola che rimarrà negli annali della cinematografia italiana: «continuiamo a ricevere minacce e accuse su tutti i fronti, dunque ci fermiamo per un paio di giorni per far ritrovare la tranquillità agli attori ma riprenderemo a girare giovedì a Roma, come previsto, o al massimo lunedì prossimo». Che il film sia considerato una sorta di bomba ad orologeria da far scoppiare in periodo elettorale Marrocchi lo sa bene. Dice che questo documentario porterà a galla «tante verità» ed è consapevole che sia l’argomento scelto sia il momento pre elezioni faccia discutere: «è ovvio che cerchiamo di creare l’attesa», ammette.

CHI CI METTE I SOLDI
Marrocchi si definisce «colui che mette i soldi in questa vicenda» (circa 35 mila euro); assicura che dietro non ci sono finanziatori occulti e racconta di essere arrabbiatissimo: «ne ho sentito di tutti i colori, che il film lo paga Repubblica, che io sarei quello che ha organizzato uno scandalo sexy contro Renzi, cose assurde e vergognose che non esistono e mercoledì presenterò querele. Il film comunque non salterà perché lo faccio anche a costo di metterci tutti i miei risparmi, al massimo eliminerò alcune figure».
Marrocchi che nel mondo del gossip e polemiche pare ci sguazzi con una certa soddisfazione ricorda di essere stato coinvolto in un finto scandalo che nel 2010 investì l’allora presidente della Camera Gianfranco Fini ma «dopo due anni di schifezze sono stato prosciolto senza essere nemmeno rinviato a giudizio mentre Maurizio Belpietro e Roberto D’Agostino andranno a processo. Sono stato io a scoprire che Noemi Letizia assoldò un finto fidanzato per una intervista nei giorni dello scandalo con Berlusconi».
Adesso il produttore pensa solo al film abruzzese e annuncia che vuole incontrare anche il pm titolare dell’inchiesta Rimborsopoli, Giuseppe Bellelli: «voglio parlare con lui, ho elementi penalmente rilevanti su questa indagine». Mercoledì, dunque, si recherà in procura con il suo avvocato. Alla base di queste notizie, racconta sempre l’uomo, alcune rivelazioni fatte dalla Marinelli stessa che in un primo momento pareva intenzionata anche a partecipare alla pellicola. Poi si è tirata indietro come ha raccontato oggi al Messaggero: «Ho incontrato Gianni Volpe (il regista, ndr), che aveva chiesto di vedermi. Mi ha parlato di questo film-inchiesta nel quale io avrei dovuto avere una parte, uno spazio di tre minuti nel quale avrei avuto la possibilità di raccontare la mia versione dei fatti. Ho detto che non avevo niente in contrario se si fosse trattato di una operazione-verità». Marinelli avrebbe però voluto conoscere la sceneggiatura ma la produzione ha detto no.
«Non vuole comparire più?», replica Marrocchi. «Ma chi se ne frega questo è un film inchiesta non un film d’amore».
Ma che ci sia l’intenzione di pompare lo scandalo nemmeno Marrocchi riesce a smentirlo: «questo sarà un documentario poi vabbè… è certo che per lanciare un prodotto metti un po’ di gossip».

IL REGISTA ‘DISCUSSO’
E per ‘pompare’ il prodotto ha scelto anche un regista ‘particolare’ Gianni Volpe che negli anni ha annunciato decine di film scandalo. Ma esistono veramente? Su internet si trovano decine di comunicati e articoli che annunciano progetti provocatori. Ma qualcuno li ha mai visti? Marrocchi si tiene sul generico: «Alcuni sono stati realizzati, altri no. Volpe è un regista molto discusso, ogni volta che c’è uno scandalo si avventa …come fanno oggi alcune trasmissioni televisive. E’ bravo tecnicamente a ricostruire le cose. Ultimamente ha trasformato la sua attività in gossip mediatico, sa come impostare le situazioni, non mi serviva il regista che fa la storia d’amore».
Ma la scelta è ricaduta su di lui soprattutto «perché è una persona che c’ha capacità mediatiche, mi serviva uno che si autopromuovesse e a me serve anche questo quindi l’ho preso. Siamo in un periodo di crisi lui non lavorava… è la persona giusta». 

UN REGALO AI LAVORATORI
Il film sarà on line dal 1° maggio, festa dei lavoratori, perché «è giusto che i cittadini abbiano un regalo», continua il produttore. Sarà visibile gratuitamente «poi ovviamente noi vogliamo avere anche un riscontro economico magari tramite le pubblicità di You Tube. Sono convinto che sarà un prodotto che funzionerà per ristabilire le verità che non sono state dette».
Nel cast oltre al più bello d’Italia anche alcuni ex partecipanti del programma Uomini e Donne, come il ‘tronista’ Carmine Fummo o il ‘corteggiatore’ Italo Di Giovanni entrambi avvezzi alle copertine dei giornali di gossip dopo l’uscita dalla trasmissione.
Il produttore punta al milione di visualizzazioni: «lo guarderanno anche all’estero dove ci sono migliaia di abruzzesi che hanno seguito questo scandalo»
Fummo e Di Giovanni hanno già girato le prime scene. Il primo interpreterà il ruolo del magistrato mentre il secondo sarà un giornalista d’assalto che lavorerà a stretto contatto con Maurizio Sorge, re dei paparazzi ed ex responsabile operativo dell'agenzia di Fabrizio Corona.
«E’ chiaro che è un’operazione che non ha nulla di cinematografico», ha commentato Chiodi al giornalista di Libero, Marco Minnucci che ci invia questa dichiarazione, «ma è solo strumentale ai fini delle elezioni regionali». Vuole sapere chi sono i mandanti? «I nomi li immagino ma non glieli posso dire, sono delle lobby imprenditoriali e politiche abruzzesi che non hanno più armi politiche, dialettiche per contrastare il mio buon governo e allora sono costrette ad inventarsi tutto questo. Mi fanno solo pena».

Alessandra Lotti