DIFESA IN TV

Abruzzo. Zingariello in tv: «trattata come se avessi ucciso 10 bambini»

Accuse dell’ex segretaria di De Fanis contro gli uomini della Forestale che l’arrestarono

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TELEVISIONE. Visibilmente dimagrita, volto teso e a tratti sorridente, voce tremolante ma dichiarazioni decise. Ieri per la prima volta l’ex segretaria Lucia Zingariello ha raccontato la sua verità in una trasmissione televisiva.
Tante le richieste dei canali nazionali, come aveva rivelato in passato anche il suo avvocato, disposti a pagare migliaia di euro pur di intervistare la donna. Zingariello, indagata per peculato, concussione e truffa, che in questi mesi ha disdegnato interviste sui giornali, ha deciso di dire sì all’invito di Lilly Gruber che l’ha ospitata ieri sera a Otto e Mezzo una puntata diversa dal solito e fuori dai consueti schemi. L’intervista è arrivata nel giorno in cui l’ex assessore regionale alla Cultura Luigi De Fanis ha ottenuto il divieto di dimora al posto dei domiciliari dove era costretto dal 12 novembre scorso e a poche settimane dall’incidente che si terrà il 15 aprile: in quella occasione si cristallizzeranno le dichiarazioni rese, su presunte tangenti, proprio dall’ex segretaria che dovrà rispondere a domande sui rapporti tra l'allora assessore e l'imprenditore Andrea Mascitti, oltre che sulle finalità dei viaggi a Roma e a Bologna.
Dunque anche questa inchiesta procede su due vie parallele, quella processuale - che si svolge e si svolgerà in tribunale- e quella mediatica. Due posizioni che appaiono in più di un caso contrastanti e che già in passato (ad esempio con il caso Del Turco) hanno svelato due realtà opposte.

«LA VERITA’ SUL CONTRATTO SESSUALE»
Dell’inchiesta della procura vera e propria ieri sera in realtà si è parlato ben poco, l’attenzione è stata focalizzata sul presunto contratto d’amore tra la ex segretaria e De Fanis pubblicato nei mesi scorsi da Repubblica secondo il quale lei doveva concedersi sessualmente al suo superiore.
«L’unico contratto che ho firmato è stato 10 anni fa, con mio marito quando ci siamo sposati in chiesa», ha detto la donna sorridendo. Non c’era alcun contratto ma «un post it con su scritto un gioco …» che, ha continuato, «è stato poi immediatamente strappato e l’assessore si è anche scusato per questo atto poco gentile e offensivo».
La donna ha negato che tra i due ci fosse una relazione: «forse si era un po’ invaghito, aveva una particolare propensione nei miei confronti nell’ultimo periodo, forse perché io stavo per andare via».
Sul contratto pubblicato sui giornali lei non sa darsi una risposta: «non so cosa sia quella cosa, non ne ho nessuna contezza. Col mio avvocato cercheremo di capire di cosa si tratta. Le versioni sono state diverse, si vede il mio nome ficcato sotto, con una penna e una calligrafia diversa: ne vanno in giro tre copie, una col mio nome, una senza il mio nome e uno colorato. Non sappiamo quale sia originale, secondo la descrizione (nell’articolo di Repubblica, ndr) era stato fatto in mille pezzi e ricostruito dopo un mese dalla Forestale ma quello (che fanno vedere, ndr) non sembra ricostruito».

«TRATTA COME SE AVESSI UCCISO 10 BAMBINI»
Durissime le accuse della donna agli uomini del Corpo Forestale che il 12 novembre mattina andarono a bussare alla porta di casa sua: «alle 5.40 suona la Forestale con mio enorme stupore perché non avevo nessun sentore e non credevo che la Forestale potesse fare indagini. C’erano 5 guardie uomini e 2 donne in 60 metri quadrati di casa… tutti alle prese come se avessi ucciso 10 bambini, forse se li avessi uccisi sarei stata trattata con più riguardo. Iniziano a perquisire la mia casa», continua, «mettono tutto sottosopra, portano via la mia telefonia, pc, non documenti solo miei ma anche di mio marito e persino il cellulare di mia figlia. La perquisizione è andata avanti fino alle 17, solo a mezzogiorno ho contattato l’avvocato perché non mi facevano telefonare. Non sapevo che mio marito potesse farlo, alle 12 il legale era in casa e ho capito che c’era un procedimento contro l’assessore alla Cultura e io ero co-indagata».
«Ad un certo punto», racconta ancora la donna, «chiedo di andare in bagno, c’era una guardia forestale che aveva una particolare antipatia verso di me o forse pregiudizi. Lui mi aveva già condannata: chiedo dunque di andare in bagno, vengo perquisita e chiedo di essere accompagnata da una guardia donna ma mi ha risposto in modo freddo e sbrigativo ‘fai poche storie’. Mi ha accompagnato in bagno ed è rimasto lì con me».

L’ASSOLUZIONE MEDIATICA
L’assoluzione televisiva è arrivata dopo 20 minuti: «è stata messa nel tritacarne mediatico con una notizia falsa», ha detto Gruber. «La cosa più terribile», ha insistito Zingariello, «è stata la storia del contratto sessuale e il trattamento riservatomi dai media. Dopo qualche giorno è scoppiato Rimborsopoli. Chiodi si è lamentato della sua dignità calpestata ma quando è stata calpestata la mia, e io facevo parte del suo team, non ha proferito parola. Sono stata bersagliata e vittima, utilizzata e strumentalizzata come oggetto di scambio sessuale al politico di turno in cambio di ruoli o favori personali. Sui giornali mi sono state attribuite frasi mai detto come ‘mi costringeva a fare sesso’. E’ stata utilizzata dai giornali la mia foto in bikini a bordo piscina invece che quelle dove sono vestita perchè per 20 anni i giornali sono abituati a spostare l’attenzione sul gossip e non sulle notizie vere».

RISARCIMENTO E QUERELE
«Cosa si dovrà fare per risarcirla?»
«Non basta una sentenza», ha detto la ex segretaria, «sono stata massacrata e non ci sarà un risarcimento per il fango buttato addosso. E’ stato tutto gratuito e quale sia stata la motivazione me lo chiedo ancora. Viviamo in un paese maschilista e sessuofobo, non c’è e non ci sarà mai la parità tra uomo e donna», ha detto riprendendo la tesi già esposta nelle scorse settimane da Letizia Marinelli, la donna che soggiornò nella camera d’albergo con il presidente Chiodi.
Zingariello ha poi annunciato una sfilza di querele contro «giornalisti, giornali, vogliamo la copia del contratto e denunciamo anche la gente che mi ha offeso su Facebook. C’è qualcuno che mi ha definito su internet una ‘porno segretaria’. Querelerò anche lui».

Alessandra Lotti