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D’Alfonso è tornato e già parla da governatore d’Abruzzo

Parte il tour: in 23 giorni 200 comuni

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PESCARA. Luciano D’Alfonso is back. E’ tornato dopo un bel po’ dopo mesi passati lontani dalla politica attiva (e che lui ha contato ad uno ad uno).
Stamattina è arrivato poco dopo le 11 all’Aurum, quello spazio che fu inaugurato in pompa magna con molti illustri ospiti internazionali proprio dall’allora sindaco di Pescara che dopo le inchieste giudiziarie e le sentenze (ancora parziali) sembra aver trovato nuova linfa e spinta.
Con un maglioncino casual e una cartelletta sportiva si è accomodata nella piccola sala già gremita di sostenitori. Pochi i rappresentanti del Pd rispetto a quello che ci si sarebbe potuto aspettare alla corte dell’unica espressione che il partito ha saputo offrire per le prossime primarie.
D’Alfonso ad ora sarà lo sfidante di se stesso in una competizione che era nata per dare spazio agli elettori e simpatizzanti del partito ma che in questo caso sarà più simile ad una farsa con un unico contendente pronto a fare man bassa di voti.
Il 9 marzo c’è la partita che ad oggi si giocherà lo stesso. Nemmeno la senatrice Pezzopane con diverse metafore («non sono bulimica») ha rifiutato la sfida nonostante diversi sondaggi l’avessero data per vincitrice sullo stesso D’Alfonso. Ma le vie del Pd sono infinite per cui il predestinato sembra avere la strada più che spianata o quanto meno il messaggio che arriva è che nessuno all’interno del suo partito intenderà ostacolarlo nella passeggiata, più che corsa, verso la Regione.
Preso possesso della sala D’Alfonso si è seduto e davanti alle telecamere ha aperto un quadernetto dove aveva appuntato poche frasi che gli hanno consentito di iniziare uno dei suoi consueti fiumi di parole.

Fuori il camion «a tre assi» ha deluso le aspettative di chi forse dalle descrizioni sfarzose e faraoniche si sarebbe atteso qualcosa di più. D’Alfonso, invece, lui sì è apparso in forma: un vero katerpillar di idee, progetti, forza e voglia di fare.
Ha detto che i suoi assessori saranno dei veri ministri regionali («non sceglierò chi va alle cene giuste , in base a conoscenze di famiglia o perché hanno un aspetto fascinoso», del resto lui da anni studia da statista. Nel suo discorso ha abbracciato vari punti del futuro programma che svelerà solo in una seconda fase, toccando oltre 200 comuni regionali a bordo del camion «di dimensioni ridotte», ha spiegato, per evitare di incorrere nel blocco dei mezzi pensanti nei fine settimana.
Ci si perde nel tentare di seguirlo nei suoi guizzi ma spesso D’Alfonso parla di un Abruzzo extra regionale, capace di abbracciare altre realtà locali per mettere in piedi «una regione centrale dell’Adriatico». Già nella mente altri mille progetti per avvicinare le sponde dell’Adriatico e dialogare da pari con i capi di stato di Croazia, Montenegro, ex Jugoslavia…
Nel suo lungo profluvio di concetti si è fermato per dare spazio anche alle domande di alcuni giornalisti per poi proseguire come prima a raccontare, immaginare e stimolare gli ascoltatori, sue vecchie conoscenze di sempre.
Non sono mancate stoccate a Chiodi e alla amministrazione regionale senza peraltro mai nominarli direttamente, stoccate che sono servite più che altro per marcare la differenza di azione.

IL NUOVO CORSO (DALFONSIANO) DELL’ABRUZZO
«Inaugureremo un'altra stagione che realizzi una 'Regione ovunque', alleata con chiunque abbia un progetto di vita: persone, imprese o territorio. Sarà una Regione che si farà toccare con mano, più facile, più veloce, più comoda, più premurosa e più bella. Finalmente si insedierà il regionalismo, cosa che l'Abruzzo non ha mai conosciuto».
 «Rendo certo – ha detto - che non sceglierò nessun assessore solo per il fatto che mio padre conosce il suo, non sceglierò nessun assessore solo per la dimensione estetica fascinosa, non sceglierò nessuno solo per la ripetitività degli inviti a cena. Ho già in mente qualche persona, ma ve la dirò la prossima volta, perché ci vedremo spesso».
D’Alfonso ha sottolineato anche che «tutte le esagerazioni e le gonfiezze che hanno caratterizzato la condizione degli eletti saranno oggetto di un'attenta politica di riforma, prima ancora che se ne occupino Renzi o il Governo. Dobbiamo lavorare - ha aggiunto - in modo che tra eletti e elettori non ci sia quel distacco da odio o antipatia. La condizione giuridica di un eletto regionale non dovrebbe superare quella dei sindaci del capoluogo di regione».
«L'Abruzzo - dice ancora D'Alfonso - sarà una Regione alleata, alleata con le Marche e con il Molise sulla costa adriatica, alleata con l'Umbria e il Lazio rispetto alla linea straordinaria dell'Appennino. Per il lavoro agiremo in più direzioni: renderemo l'Abruzzo la regione più facile d'Europa sul piano dell'attrattiva degli investimenti, lavoreremo sulla risorsa umana occupabile, legheremo scuola, università e imprese».

«IL MINIMALISMO ISTITUZIONALE»
«Cosa ha sbagliato fino ad ora l'Abruzzo? Il minimalismo, un atteggiamento istituzionale minimalista - spiega - sia sulle questioni da affrontare sia sulla consapevolezza del proprio ruolo e della propria potenza. Ci vuole tèchne realizzativa, esperienza, non bisogna essere casuali. C'è anche bisogno di disporre di un consenso adeguato, di una legittimazione adeguata che ti dia la forza di fare ciò che serve».
La sanità?
 «Va riorganizzata, in progress, sulla base dei dati. Immagino la Regione che telefon a casa del paziente un mese dopo e chiede: “come va”?».

«NON PARLO DI ALBERGHI»
Non ha voluto parlare dell’inchiesta Rimborsopoli, ha detto: «non mi sentire mai dire qualcosa sulla qualità degli alberghi. Penso che - ha aggiunto - alla classe dirigente possa capitare di essere sottoposta a rilettura. Non ce l'ha ordinato il medico di fare gli amministratori».
D'Alfonso ha poi espresso solidarieta' nei confronti «di chi sta vivendo quel pezzo di dolore che io ho vissuto in maniera piu' drammatica e coinvolgente. Consiglio a tutti loro di dedicarsi allo studio e leggersi le carte. Faccio una sola contestazione alla classe dirigente in scadenza: negli ultimi dodici messi avrebbero potuto concludere evitando di allungare la legislatura. Che senso aveva prolungare quando si era persa la spinta propulsiva».
Il primo provvedimento che adotterà in caso di elezione sara' una legge obiettivo contenente dieci finalita'. La prima di queste sara' aiutare L'Aquila «ad uscire dalla sua invalidità».
«Avrei voluto - ha proseguito - essere presidente della giunta nel 2009, dopo il terremoto. Il 2009 e il 2010 sarebbero stati anni formidabili, avremmo potuto chiedere all'Europa di tutto e ce l'avrebbero dato, ma non siamo stati in grado di concepire il valore del da farsi. Questo e' successo non perche' ci siano malefici in giro, io credo invece che ci siano delle improvvisazioni». D’Alfonso ha contestato le troppe falle del sistema legislativo: «si è pensato solo a costruire muri» e ha bacchettato Chiodi e i suoi per non aver chiesto all’Europa la deroga al patto di stabilità.
Il candidato alle primarie del centrosinistra, citando l'esempio positivo di Marche e Umbria, ha detto che «la Regione mettera' la potenza del suo ruolo per rimediare al tempo che e' scaduto».

a.b.