DIRITTI E ROVESCI

Abruzzo. UdA, tensione all’apertura dell’anno accademico

Il rettore: «dobbiamo governare la crisi dell’università»

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CHIETI. E’ stata la parola crisi la vera protagonista dell’inaugurazione dell’anno accademico 2013-2014 della d’Annunzio.
L’ha usata più volte il rettore Carmine Di Ilio e l’ha ripetuta il professor Luigi Brunetti nel suo intervento sulle “Sfide della farmacologia nella pandemia dell’obesità”, spiegando che l’abbondanza dei cibi e la loro qualità sempre più elevata mette in grave difficoltà l’organismo abituato da millenni ad un regime alimentare parco.
L’ha spesso richiamata Piero De Bonis, rappresentante del personale, quando ha fatto appello a trovare nell’efficienza del personale tecnico amministrativo il superamento di una gestione incerta della vita amministrativa interna.
Infine l’ha segnalata Gianluca Malatesta, a nome degli studenti che questa crisi la subiscono in tutti i modi, come giovani e come universitari. E in realtà ne hanno parlato anche i due insigniti dell’Ordine della Minerva: Antonio D’Aloisio, giurista di origini abruzzesi, che in Australia ha “governato” i riflessi della crisi economica mondiale come presidente dell’Autorità di garanzia dei mercati, e Nicola Occhiocupo, grande costituzionalista e a lungo rettore dell’università di Parma che sorridente, ma sconsolato, ha detto che i problemi di oggi dell’Università sono come quelli del suo lontano passato da studente. 

E la crisi si è materializzata anche nell’aula magna dell’UdA, quando dalla platea si sono levati fischi educati, ma sonori, all’indirizzo del rappresentante del personale che secondo i contestatori non aveva dato voce alle loro proteste contro il tentativo di introdurre un modello premiale oscuro e non condiviso per le varie indennità dello stipendio.
 In effetti poco prima, l’ingresso del rettore e dei professori presenti nelle cariche accademiche era avvenuto tra due ali di dipendenti che indossavano una maglietta con la scritta “l’Ima non si tocca”, con riferimento appunto all’indennità mensile di Ateneo che è diventata il simbolo della contrapposizione personale-vertici Uda.
Poi molti di questi dipendenti sono tornati nei loro uffici, senza ulteriormente interferire nella manifestazione, che ad ogni buon conto era presidiata da un buon numero di carabinieri e di poliziotti. In pratica la sensazione palpabile di tutta la manifestazione, soprattutto all’inizio attraverso la voce del rettore, era di una tensione che veniva da lontano, forse dalle vicende interne e giudiziarie che hanno investito la d’Annunzio, e che il rettore ha cercato di bypassare ed in parte di esorcizzare rifugiandosi in un’analisi critica della situazione dell’accademia in generale.

UNA CRISI CHE VIENE DA LONTANO
«La crisi di questi anni ha investito anche l’università, sia per i finanziamenti che per il modello aziendalistico che recenti riforme hanno voluto imporre. Con un paradosso: mentre l’economia contemporanea richiede sempre maggiori competenze, c’è il pericolo che la fabbrica del sapere – soprattutto nella sua declinazione pubblica - sia sacrificata a modelli efficientistici che non producono cultura»: così ha detto il rettore Carmine Di Ilio, che poi ha fatto cenno anche a tutti gli sforzi  che la sua gestione ha compiuto e sta compiendo per mantenere alto il livello della ricerca e per non aumentare le tasse.
Ma soprattutto per fronteggiare le novità della riforma Gelmini forse troppo modellata su esempi efficientistici che non appartengono alla storia italiana. Insomma una sfida pesante per governare 702 docenti di 50 corsi, 342 dipendenti e circa 30 mila studenti, in un clima a volte di «incomprensioni e di resistenze» che però deve essere superato: «la d’Annunzio è un Ateneo generalista medio-grande che tale vuole rimanere e all’interno del quale ci sono eccellenze da tutelare. Ma senza deprimere gli altri settori, in una visione unitaria dell’università dove non sempre il modello efficientista risolve i problemi ed offre prospettive agli studenti».

GLI STUDENTI CONTRO I CONTINUI TAGLI

«Per l’ennesimo anno», sostengono alcuni studenti riuniti sotto la sigla “rivolta universitaria”, «ancora un saldo negativo per quanto riguarda il trasferimento di fondi da parte del governo centrale; per la D’Annunzio il Fondo di Finanziamento Ordinario 2014 è di 1,7 milioni di euro in meno rispetto all’anno scorso».
Nel bilancio previsionale 2014 dell’Università, approvato poco prima di Natale, -fanno notare- «vengono portati avanti ampi tagli in primo luogo ad attività degli studenti (da 377.000 a 80.000 euro), Erasmus (da 334.000 a 225.000 euro) e orientamento (da 440.000 a 20.000). Rimangono aperte questioni spinose come quella del salario accessorio o del C.U.S (Centro Universitario Sportivo, i cui impianti sono stati riaperti solo qualche giorno fa), sotto inchiesta della guardia di finanza, per il quale è previsto un finanziamento pari a 0 euro per il 2014».
«Se è vero che», dicono, «per ora didattica e ricerca resistono a ulteriori tagli (fino a quando?), ciò è del tutto insufficiente considerando il contesto di una Università che cade a pezzi e che diventa sempre più un luogo inaccessibile per molti.  Il governo Letta-Alfano-Renzi continua la sua opera di distruzione dei diritti di cittadinanza e del lavoro, tra cui Università e diritto allo studio. Mentre si finanziano scuole private, spese militari e grandi opere inutili, nel 2014 il Fondo integrativo statale per le borse di studio viene tagliato di un ulteriore milione di euro».

Sebastiano Calella