IL FATTO

Cambio di sesso, a Chieti nasce un’associazione di sostegno

Tenaglia: «approccio non solo urologico, ma multidisciplinare»

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CHIETI. Si fa presto a dire “cambio di sesso”, pensando solo alla trasformazione anatomica.
In realtà la storia è molto più lunga e complessa e per questo ieri all’università di Chieti è nata Chi.e.ti (chirurgia e transgender identity), l’associazione fondata dal prof Raffaele Tenaglia, direttore della Clinica urologica del SS. Annunziata, coadiuvato dal prof Mario Fulcheri, preside della Facoltà di psicologia della d’Annunzio.
«Nel cambio di identità l’atto chirurgico non è totalizzante: è solo un momento del lungo percorso umano che parte dalla pre-adolescenza e continua anche dopo la sala operatoria». Per questo nell’Aula magna dell’università c’erano molti docenti universitari che in modo multidisciplare collaboreranno per affrontare i problemi che il cambio di sesso pone (dal pediatra Francesco Chiarelli all’otorino Adelchi Croce, ai chirurghi plastici ed agli endocrinologi), ma c’era anche Camillo Romandini, presidente del Tribunale civile di Chieti, e c’era la famiglia di un giovane di Chieti che ha iniziato questo percorso di cambiamento.
«Dopo 14 interventi di questo tipo e mettendo insieme le esperienze dei due massimi esponenti di questa chirurgia (come Massimo Austoni di Milano e Sava Perovic di Belgrado) a Chieti siamo riusciti a realizzare un approccio diverso al cambio di sesso – ha spiegato il prof Tenaglia a Primadanoi.it – per esperienza chi ha un disturbo di identità fin dall’adolescenza arriva in clinica con l’autorizzazione del Tribunale. Con l’Associazione appena nata cercheremo di intervenire prima e meglio, ma anche dopo per evitare inutili sofferenze agli interessati ed ai loro familiari. Penso ad esempio ai problemi di fonia per il cambio voce, alle problematiche senologiche ed estetiche, alle cure ormonali, ai controlli, ai risvolti psicologici e sociali. Insomma l’università torna alle sue origini nella ricerca e nella sperimentazione».
In sostanza dunque accanto ad un approccio chirurgico di urologia raffinata demolitiva e ricostruttiva per l’uomo che diventa donna e per la donna che diventa uomo, è necessaria una gestione molto complessa del paziente operato, «che si presenta in ospedale accompagnato di solito dalla madre – ha raccontato Tenaglia – solo una famiglia di Chieti è venuta da me al completo per seguire con affetto la trasformazione del figlio. Di qui l’idea di far nascere Chi.e.ti. come associazione di sostegno familiare e di approccio medico multidisciplinare, dalle staminali al robot chirurgico».
«Ci sono stati molti progressi nel settore – chiosa poi Mario Fulcheri, preside di Psicologia – prima si parlava di disturbo di identità di genere, oggi non più. Infatti questo stato di disagio e di sofferenza psicologica di chi si sente imprigionato in un corpo non suo viene definito disforìa di genere. E non si tratta solo di un cambio di definizione, perché questa sofferenza non è necessariamente patologica. E il mio ruolo in questa nuova attività è quello di favorire la maturazione psicologica degli interessati e dei loro familiari per un’integrazione sociale assistita e completa».

Sebastiano Calella