LA PROTESTA NAZIONALE

Forconi, le proteste vanno avanti: oggi presidio ad Atessa

Ma il 78% degli italiani non ha capito i motivi della protesta

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5015




ABRUZZO. Proseguono da nord a sud manifestazioni di protesta del movimento dei forconi.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa del Coordinamento 9 dicembre, è stata annunciata per mercoledì prossimo, a Roma, una grande manifestazione con un presidio che proseguirà ad oltranza, ma non ci sarà alcun corteo «per evitare qualsiasi tipo di infiltrazioni che non appartengono al movimento».
«Non vogliamo fare la guerra sulle strade, siamo persone disponibili che vogliono soluzioni equilibrate, democratiche. Abbiamo fatto questa forzatura alla democrazia, perchè altrimenti nessuno ci avrebbe considerato», ha detto Mariano Ferro, uno dei leader del movimento dei Forconi.
«Chiediamo scusa a tutti gli italiani che hanno dovuto subire disagi, ma non potevamo fare altrimenti», ha aggiunto. E rivolto al ministro dell'Interno Angelino Alfano: «Siamo d'accordo con il ministro Alfano quando dice 'pugno duro contro i teppisti'. Ma non c'è arrivata nessuna richiesta di dialogo: comincio a sospettare che questo Governo non abbia soluzioni».
In Abruzzo resistono i presidi a Lanciano e nella Marsica mentre il gruppo di Pescara che sosta in piazza Duca D’Aosta non riesce a crescere.
A Lanciano, ieri, manifestazione con corteo promossa dal Coordinamento 9 dicembre alla quale hanno partecipato anche tanti studenti. Per questa mattina è stato annunciato ad Atessa un presidio di cittadini al quale parteciperà anche Forza Nuova.
«I motivi di fondo della protesta del movimento dei Forconi devono far pensare, perché questa, al di la dei pochi che hanno provato a strumentalizzarla, è stata una cosa a cui tanti hanno aderito per disperazione», ha detto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, a margine di un convegno a Pescara.
«Ci sono due componenti all'interno dei forconi - ha spiegato -: una, preponderante, che è una protesta disperata della parte più disperata del Paese, quelli colpiti più duramente dalla crisi. L'altra, minoritaria, di qualcuno che ha provato a cavalcare questa protesta, politicizzandola ed estremizzandola, che cerca anche di fare casino come è successo a Torino. Questo - ha concluso Tosi - rischia solo di danneggiare la protesta sincera».

Dino Rossi, presidente del Cospa Abruzzo ha scritto una lettera paerta al premieri Enrico Letta che nei giorni scorsi ha detto che «i forconi sono una minoranza che non rappresenta il paese».
«La gente, come me», scrive Rossi, «non ne può più di assistere a questa lenta e inesorabile macellazione dell'Italia, a questi giochetti politici subdoli ai danni dei contribuenti, degli imprenditori che faticano sempre di più a pagare le tasse, dei giovani che hanno perso ogni forma di orientamento a un lavoro sempre più fatiscente, degli anziani, che dopo una vita di lavoro e duri sacrifici si trovano a dover sopravvivere con meno di 500€ al mese, degli esodati, che per un "piccolo errore di calcolo" dei suoi colleghi si sono trovati senza un lavoro e senza una pensione, non ne possiamo più della Vostra burocrazia che schiaccia le aziende, delle Vostre banche usuraie, della misera attenzione che la Vostra politica riserva ai problemi delle piccole e medie imprese, da un' Equitalia killer, colpevole e complice di diversi suicidi. Le nostre aziende non reggeranno ancora per molto la Vostra tassazione assurda, volta solo a mantenere i costi ancora più assurdi di questa Vostra assurda pseudo-politica. Sotto casa sua, nelle terre marsicane hanno chiuso i battenti molte aziende, riportiamo alcune: Maccaferro 150 operai, La cartiera 400 operai, Vepar 80 operai, Presider 120 operai, Maicron circa 1.000, zuccherificio 400 operai che si aggiunge all’indotto agricolo. Molte altre, quelle che avevano la possibilità, sono emigrate fuori dall’Italia».


IL 79% DEGLI ITALIANI NON HA CAPITO MOTIVI DELLA PROTESTA
Secondo un sondaggio di Agorà (Rai 3), il 79% degli italiani non ha capito le ragioni della protesta. Ieri il sottosegretario all'Interno Filippo Bubbico, rispondendo ad una interpellanza urgente, ha chiarito che finora sono state arrestate cinque persone, mentre circa sessanta sono state denunciate a piede libero per vari reati e molte altre sono state identificate.
E i blocchi messi in atto in queste ore dai forconi - avvertono aziende e associazioni imprenditoriali - mettono a rischio il panettone sulle tavole natalizie degli italiani: le proteste, infatti, hanno notevolmente rallentato le consegne ai dettaglianti, mentre la chiusura forzata di molti negozi e centri commerciali hanno frenato i tradizionali acquisti delle famiglie per le festività.
Sul movimento e sulle ripercussioni delle proteste, arrivano commenti da politici, esponenti del governo, sindacalisti. Per il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio, le violenze non sono tollerabili «specialmente perché la violenza colpisce poi in maniera molto più forte le persone più deboli. Non i ministri, cioè, ma poliziotti, commercianti e passanti».
Per il ministro dell'Integrazione, Cecile Kyenge, invece, alla base di alcuni episodi di intolleranza registrati nelle manifestazioni del movimento dei Forconi c'è anche «il disagio dovuto alla crisi economica». Il ministro della Coesione Territoriale, Carlo Trigilia, poi, è preoccupato che «qualcuno soffi ad arte sul fuoco della violenza per creare una situazione di instabilità che andrebbe a svantaggio di tutto il Paese».
«C'è uno stacco notevole» tra la politica e la gente e invece «i problemi di fondo vanno affrontati con concretezza», osserva l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia.
Secondo Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, non è un caso che la protesta dei forconi sia esplosa con più forza proprio a Torino: «Il capoluogo piemontese è diventato una delle città con i livelli di povertà più alti d'Italia», fa notare.
«Siamo disposti a manifestare ad oltranza, finchè non avremo risposte. Vogliamo nuove elezioni e che la classe politica vada a casa e non si ripresenti. La bandiera tricolore sarà il nostro unico simbolo», ha spiegato Renzo Erbisti, presidente dell"Azione nel trasporto italiano. «Non lasceremo i presidi nel resto d'Italia. Ma qui a Roma verranno comunque persone da tutto il Paese - ha aggiunto un altro dei coordinatori, Giovanni Zanon - vogliamo liberarci dal tiranno, che è questo governo».