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Asl a confronto sullo screening per il tumore colon-retto

La prevenzione è l’arma vincente per la diagnosi precoce

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ABRUZZO. Che c’entra l’ossido di etilene con lo screening per la diagnosi precoce del tumore colon-retto? Oppure la certificazione Iso? E la Scala di Boston? Sono alcuni degli argomenti tra i più semplici di cui si è parlato nell’aula magna della Asl di Pescara in un incontro che si è tenuto sabato mattina. Si è discusso infatti della “Promozione della qualità nel 2° livello diagnostico terapeutico per la prevenzione del tumore colon-retto”, che è la seconda causa di mortalità dopo quello del polmone. L’incontro era destinato agli addetti ai lavori (gastroenterologi, anestesisti, chirurghi, infermieri) ed è servito a coordinare le attività delle 4 Asl abruzzesi in questo settore nel quale ormai da due anni è stato lanciato un progetto di prevenzione. Perché si fa presto a dire “screening”, ma organizzarlo non è semplice: di qui la necessità di mettere in comune le conoscenze dei più esperti. E’ indispensabile infatti realizzare un “cruscotto di controllo” sia nel singolo reparto dove si effettua la colonscopia sia nella gestione di tutto lo screening.
«Pochi ricordano che questa prevenzione fa parte dei Lea, cioè i livelli essenziali di assistenza – spiega Roberto Lattanzio, il gastroenterologo che opera a Popoli – e quindi è nei programmi nazionali sulla sanità. Si tratta di far avviare anche la sanità abruzzese su un percorso virtuoso di prevenzione per arrivare alla diagnosi precoce di questo tumore. La Asl di Pescara è quella che forse è più avanti con il programma, avendo già inviato 30 mila lettere di invito a sottoporsi allo screening. Il progetto non è semplice da attuare, perciò ci sono questi incontri in cui si studia una strategia comune per ottimizzare gli investimenti necessari e per ottenere una riduzione dell’incidenza di questo tumore».
 In effetti i tre reparti di Popoli, Pescara e Penne sono i più attivi in Abruzzo, ma anche le altre Asl si stanno muovendo. Questo nell’immediato porterà alla scoperta di molti casi sconosciuti, poi la prevenzione darà i suoi frutti facendo risparmiare sofferenze e soldi.
Di qui la necessità di confrontare le esperienze nella sedazione dei pazienti chiamati a controllo, nell’organizzazione dei reparti (dalle liste di attesa alla formazione del personale infermieristico e medico), nella tollerabilità dell’esame durante il quale a volte si possono asportare i polipi scoperti e nella preparazione più o meno adeguata del paziente (la scala di Boston serve proprio a valutare lo stato del colon durante l’esame, dalle troppe feci presenti alla pulizia completa).
 Ecco perché si è parlato dell’ossido di etilene che serve a sterilizzare gli strumenti o della certificazione di qualità necessaria per ottenere l’accreditamento del reparto per lo screening. E tra le sostanze che servono per la sedazione, a sorpresa è spuntata anche la musica, che non addormenta, ma accompagna e distende il paziente.   

Sebastiano Calella