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Abruzzo. Villa Pini, accordo fatto, salvi 462 posti di lavoro

S. Maria de Criptis accoglie le richieste sindacali

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CHIETI. Fumata bianca a Villa Pini per l’accordo raggiunto tra i sindacati ed il Policlinico S. Maria de Criptis.
Saranno 462 – di cui 308 full time - i dipendenti che transiteranno nella nuova gestione, mentre sono praticamente passate tutte le altre richieste sindacali, dai  modi e dalle forme delle selezioni per chi entra e chi no, all’aumento degli amministrativi che resteranno in servizio, alla rinuncia del Policlinico ad esternalizzare i servizi di manutenzione e pulizia, alla cancellazione del periodo di prova (eccetto che per gli impiegati), conservazione del Tfr, insomma tutti i punti che l’assemblea dei dipendenti aveva indicato come irrinunciabili anche a costo di non firmare nessun accordo.

CLIMA DI COLLABORAZIONE
Allora vittoria dei sindacati?
Non proprio, perché di fatto non ci sono vincitori e vinti quando anche un solo dipendente resta fuori. Comunque tra i sindacati ieri sera prevaleva la soddisfazione per l’aumento dei dipendenti “salvati”, che nel primo Piano industriale erano solo 404. E per tutta la trattativa-maratona (durata più di 12 ore) c’è stato un clima di collaborazione, con S. Maria de Criptis che ha mostrato ampie aperture per arrivare all’accordo, modificando un atteggiamento iniziale che nei giorni scorsi sembrava di chiusura.
Come ha sottolineato Antonio Di Ianni, ad di S. Maria de Criptis, che ha apprezzato «lo spirito collaborativo dei sindacalisti al quale il Policlinico ha risposto con il massimo possibile di disponibilità».
 E come ha confermato l’avvocato Paolo Patrizio, che insieme ai colleghi Nicola Spinaci e Giuseppe Cannati ha scritto materialmente il documento finale sotto la supervisione di Valeria Pelliccione e di Andrea Di Prinzio: «abbiamo trovato l’accordo sui criteri per selezionare il personale e ricollocarlo nei posti dove attualmente opera – ha spiegato – è stato applicato il contratto di lavoro collettivo, abbiamo allargato al massimo il numero dei dipendenti da riassumere. Il criterio che ha guidato la trattativa è stato quello di dividere in due gli occupati: il reparto tecnico sanitario, che ha ottenuto lo stesso livello occupazionale in essere, e quello amministrativo. Non potendo riassumere tutti gli impiegati che erano troppi, ci siamo messi d’accorso sui criteri per selezionarli. Poi c’è stata la nostra rinuncia ad esternalizzare servizi non sanitari, insomma molta buona volontà da entrambe le parti».
 Ma anche lotta all’ultimo numero e all’ultimo punteggio da attribuire per la selezione del personale: quasi al termine della trattativa, verso le 20, il numero degli occupati era 463, poi sceso a 462. Su quell’uno in meno (cioè un lavoratore che per un tratto di penna perdeva il posto e la speranza di un futuro) i sindacati si sono spesi a lungo rifacendo più volte i conti, nonostante la stanchezza che rendeva difficili anche le sottrazioni più semplici: «se contate 319 meno 11, cioè 308 full time – interloquiva Gabriele Martelli della Cisl – questo significa che i part time sostitutivi sono 22, cioè 11 per 2».
«Non proprio – rispondeva Valeria Pelliccione, alle prese con tabelle e numeri dei vari settori – bisogna fare un calcolo ponderato, secondo i settori di impiego».
 E via a rifare i conti e a ristampare più volte la versione definitiva dell’accordo, fino alla firma verso le 21,30.

LE ULTIME SCARAMUCCE PRIMA DELLA FIRMA
Un accordo però a rischio fino all’ultimo, quando dopo la lettura di Paolo Patrizio e le correzioni dello staff – sotto l’occhio vigile di Carmine De Nicola, esausto come tutti – Antonio Di Ianni con a fianco Andrea Di Prinzio è stato sul punto di rompere le trattative perché la Cgil non voleva firmare. O meglio, avrebbe firmato con riserva di sentire successivamente i dipendenti in assemblea. Il che ha prodotto un irrigidimento di S. Maria de Criptis («o firmano tutti o ce ne andiamo» ha minacciato Di Ianni) e fatto reagire gli altri sindacalisti, dalla Uil con Domenico Rega, all’Ugl, alla Cisl con Davide Farina e Gabriele Martelli, alla Cimop ed alla Rsu.
«Se noi rappresentiamo qualcosa – ha detto Farina – dobbiamo firmare perché questo accordo è migliorativo rispetto a quello di partenza. Avevamo chiesto sei punti, ce ne hanno dati sette e non firmiamo? Non se ne parla: io firmo».
«Nelle trattative sindacali alla Asl che ha seimila dipendenti – ha rincarato Martelli – non sempre si raggiunge la completa unanimità di tutte le sigle sindacali, ma alla fine si firma se i favorevoli sono maggioranza».
«La Uil firma perché è passata la sua linea» ha chiosato Domenico Rega.
«L’accordo ha accolto tutte le nostre richieste – ha aggiunto l’Ugl - non serve tornare in assemblea».
 Ma la Cgil ha insistito: «io ho preso l’impegno di comunicare il contenuto dell’accordo prima di firmare e voglio sentire perciò i dipendenti» ha replicato Ranieri.
Detto, fatto: nell’atrio del primo piano, dove si è svolta la trattativa, un gruppo di infermieri e di impiegati aspettava con ansia le notizie che filtravano e le rilanciavano via telefono. A questi ultimi “resistenti” – c’erano le frange delle lotte dure, l’ex autista di Angelini, qualche fisioterapista fuori servizio, gli addetti della reception dopo la chiusura degli uffici - Ranieri ha letto l’accordo ottenendo il via libera e quindi alla fine la firma c’è stata, sotto l’occhio attento di Francesco Cancelli e di Stefano Guadagno, l’avvocato dello studio Scognamiglio che è il consulente per il lavoro del curatore Giuseppina Ivone.

SINDACALISTI SODDISFATTI, SPERANZE PER RECUPERARE I 150 CHE RESTANO FUORI
«Quando si firma un accordo non riesco ad esprimere molta soddisfazione, perché si poteva fare sempre meglio – commenta Ranieri – in questo caso sono state tolte clausole odiose, quindi ok. Ma penso pure a qualche disoccupato in più».
 Domenico Rega sottolinea il successo della Uil: «Da sempre siamo a fianco di chi ha lottato per salvare Villa Pini e stasera siamo riusciti ancora una volta a fare argine a favore dei lavoratori».
«La Cisl è soddisfatta dell’accordo – secondo Davide Farina –come ha detto Vincenzo Traniello, nostro segretario regionale, siamo riusciti a far passare il principio che i lavoratori di Villa Pini non dovevano essere mortificati, dopo aver difeso la clinica con anni di lavoro, di lotte e di speranze. E così è passata anche la pari dignità tra tutti quelli da assumere che avverrà solo su base di criteri oggettivi e condivisi. Molto più difficile invece è stata  la trattativa sull’ampliamento del numero dei lavoratori, ma grande è stato il risultato su tutti i fronti. Rimane il rammarico per quei circa 150 dipendenti che per il momento rimarranno in cig con la curatela e ci batteremo per ricollocarli man mano che si amplieranno le necessità rispetto all’aumento delle richieste di prestazioni sanitarie».
Sebastiano Calella

VILLA PINI (S.MARIA DE CRIPTIS) Verbale Definitivo accordo sindacale