IL PUNTO

Villa Pini, il Piano industriale, lo stallo ed i dubbi sulle strategie di De Nicola

Riunione con i sindacati rinviata a martedì per parlare dell’assetto della clinica

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CHIETI. Si è concluso con un rinvio a martedì il confronto con i sindacati che si è tenuto ieri a Villa Pini sul nuovo piano industriale presentato da S. Maria de Criptis.

Se ne riparlerà quando sarà più chiaro quale clinica funzionerà al subentro della nuova proprietà. Da questo - che è il vero cuore del problema - dipendono infatti assunzioni e licenziamenti. Tant’è che dopo un’ora di presentazione di tabelle e tagli per arrivare ai 404 dipendenti ritenuti sufficienti dalla nuova gestione, Davide Farina (Cisl Fp) ha chiesto: «Scusate: ma di che parliamo? Se prima non sappiamo se la clinica funzionerà a pieno regime o a scartamento ridotto, mi pare prematuro e forse inutile discutere dei numeri del personale. Il sindacato non è qui per decidere in astratto 410, 420 o 450 dipendenti, ma per conoscere il futuro di Villa Pini nuova gestione».
 Che significa infatti la frase misteriosa a pag. 2 del Piano «sulle rilevanti problematiche emerse che possono incidere significativamente sulla prosecuzione dell’attività sanitaria?»
 E mentre Gabriele Martelli (Cisl Fp provinciale) ha sollevato «il timore che possa cambiare il contratto per la riabilitazione», il segretario regionale Cisl Fp Vincenzo Traniello ha comunque affermato «che in effetti il piano presentato è ok ed è stato redatto secondo i criteri della legge 32. Ma tutto sembra aleatorio, quasi sospeso in attesa di conoscere le vere attività della clinica dopo il passaggio di consegne».

QUALE CLINICA NASCERA’?
Il problema vero e ancora irrisolto è dunque non il piano industriale oggetto dell’incontro, ma quali contenuti S. Maria de Criptis troverà nella clinica il 30 luglio prossimo al momento della firma del contratto di acquisto.
«Non vorremmo trovare solo le mura» aveva detto - ed ha ribadito ieri - Antonio Di Ianni, ad della nuova società.
«Oggi il clima del confronto era di grande collaborazione e soddisfazione da parte dei sindacati, ma ci dobbiamo rivedere martedì prossimo dopo aver risolto alcuni problemi. Noi compriamo un’azienda e cioè un’attività viva, con macchinari che funzionano e non vuota di attrezzature – ha rincarato Carmine De Nicola – dobbiamo chiedere lumi al curatore».
«Perché è come acquistare un’auto con quattro pneumatici e scoprire che una gomma è di proprietà di un altro», ha esemplificato l’avvocato Emanuele Liddo.

LA SIMULAZIONE
Allora l’incontro di ieri mattina, durato dalle 9 alle 13, può essere  considerato come una simulazione di quello che farebbe il nuovo proprietario con la clinica in esercizio e con un’occupazione dei letti all’80%.
Questo almeno è il criterio utilizzato per elaborare la «Stima del fabbisogno occupazionale nell’azienda Villa Pini», presentata ieri ed apprezzata dai sindacati. Anche Domenico Rega, Uil Fpl, ha dato atto che «S. Maria de Criptis ha rispettato i requisiti della normativa, ma sul personale ci risentiremo nei prossimi giorni e proporrò di allargare il numero dei dipendenti con il ricorso al part time. Una cosa infatti è il fabbisogno teorico, un’altra la realtà dell’assistenza in questa clinica».
 In sostanza i sindacati (c’erano anche Ugl, Cgil, Cimop e Rsa) si sono riservati di effettuare alcuni passaggi tecnici (interventi su Petruzzi e sul curatore?) per evitare di ripetere l’esperienza di Villa Pini 2010.
Chi c’era ricorda infatti i problemi affrontati e risolti quando la clinica, ferma da tempo per le vicende che portarono al fallimento, fu riattivata prima dal curatore e poi da Nicola Petruzzi come affittuario. Di fatto quindi il risultato di ieri è che non c’è stato nessun accordo sindacati-nuovo proprietario e l’unica richiesta emersa nella trattativa è quella di far confluire tutti i dipendenti ex Angelini (non solo i 483 che lavorano oggi, ma anche quelli rimasti fuori) nel calderone del curatore prima e poi nel nuovo Policlinico. Da questo elenco si dovrebbe ripartire per le assunzioni, anche se ci sono differenze di vedute sui requisiti dell’anzianità di servizio.

IL RIMPALLO DELLE RESPONSABILITÀ PER L’ATTUALE STALLO DI VILLA PINI
C’è, invece, da capire cosa significa questa incertezza sul cambio di gestione, con il rimpallo di responsabilità su chi impedirebbe di far decollare il progetto del Policlinico dell’eccellenza, che sta tanto a cuore al chirurgo Arnaldo Filippini, ieri assente. Per De Nicola & c. la “colpa” dello stallo è di Petruzzi e/o del curatore.
Il Policlinico Abano Terme contrattacca ricordando che Villa Pini era più che vuota quando è iniziato l’affitto, quindi è suo pieno diritto recuperare i macchinari ed il materiale acquistato successivamente, salvo venderli a chi subentra (che però non ne ha fatto richiesta). Il curatore, invece, sia lunedì in conference call, sia ieri con Francesco Cancelli, respinge al mittente le critiche di aver venduto una cosa per un’altra. Infatti negli uffici della curatela a Villa Pini - e in data room su internet - è presente e consultabile l’inventario completo di quello che esiste in clinica con a fianco il nome del proprietario. Questo documento - che in cartaceo è composto da 237 fogli A3 – riporta ad esempio così: “piano terzo, stanza 220: un tavolino, due sedie, mobile con tre cassetti, ecografo” ecc. ecc. E quando il bene non è del fallimento – cioè della clinica – c’è l’annotazione “Abano Terme”. Il che fa apparire lo scontro in atto come una pratica levantina di acquisto: chi compra disprezza, salvo poi concludere l’affare con reciproco vantaggio. Come dire che queste schermaglie sono preparatorie alla firma del contratto e tutto il resto è “ammuina”. Se poi fosse un pretesto per lasciare, ci sono sempre i secondi arrivati (Pierangeli & c.) che scalpitano in panchina, con la segreta speranza di entrare in partita.

IL MINUETTO DELLE SCELTE, I PECCATI VENIALI DEL PROGETTO, IL DUBBIO FINALE
Ieri, dunque, è andato in onda un minuetto, con complimenti reciproci e piccoli passi.
Tutti infatti hanno apprezzato il lavoro svolto da Valeria Pelliccione, che ha presentato il Piano industriale, criticato solo per alcune piccole ingenuità. Ad esempio pare azzardato pensare che il centralino con 5 persone possa svolgere anche la funzione di Cup (ai tempi di Angelini gli addetti erano 12 solo per le prenotazioni). Così come sembra rischioso e poco realistico togliere alcune unità in reparti che già sono oberati di lavoro, oppure prevedere per la riabilitazione psichiatrica 1 infermiere su due malati, quando se ne dovrebbero considerare 2 ogni tre pazienti, con un parametro di 1,65. Infine meno infermieri e più fisioterapisti al Cdr (il reparto “risvegli” con pazienti in coma) sembra un controsenso, visto che l’assistenza durante il ricovero pesa soprattutto sugli infermieri.
Sono tutti piccoli peccati veniali che però - sommati – portano ad un taglio di 80 persone tra infermieri ed amministrativi, quando già il personale è risicato e sotto sforzo. Anche Petruzzi adotta i criteri della legge 32, eppure la sua gestione “svizzera” non era potuta scendere sotto i 483 addetti. Quindi se una critica può essere fatta alla stima del fabbisogno è che i calcoli sono stati eseguiti utilizzando formule e parametri per una clinica teorica e non reale come Villa Pini, che ha una sua conformazione particolare e dove le economie di scala sono molto difficili.
Allora un dubbio sorge spontaneo: incontri, confronti e riunioni sono solo una guerra di nervi o una tecnica di “exit strategy”? E’ infatti incomprensibile attribuire responsabilità ad altri per questo momento di stallo se, ad esempio, non è stata ancora utilizzata la disponibilità del Policlinico Abano Terme a dirottare su un telefono di S. Maria de Criptis le prenotazioni del proprio Cup. Questo nuovo numero infatti non è stato ancora indicato. E le prenotazioni saltano.

Sebastiano Calella

Piano Industriale Villa Pini 2013