OPERAZIONE SALVATAGGIO

Sixty: passa il concordato in continuità, salvi molti posti di lavoro

Bisogna però aspettare 20 giorni per l’omologa del contratto

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CHIETI. Passa il primo step della proposta di concordato “in continuità” per la Sixty. Ieri in tribunale era prevista l’adunanza del comitato dei creditori, chiamati ad esprimere le loro valutazioni positive o negative sulla proposta formulata nel Piano di salvataggio ed i creditori favorevoli hanno vinto per 36 mln di crediti a 1.
In realtà si è trattato solo di una piccola parte dei creditori e dei crediti, perché le banche sono state assenti e forse lo saranno anche per i prossimi 20 giorni necessari all’omologa di questo che è un vero e proprio contratto garantito dallo Stato (il Tribunale) tra la società ed i creditori.
Ma è proprio questa assenza di ieri che fa ben sperare la Sixty, perché con un debito di 320 mln - di cui 250 con le banche – se gli istituti di credito non dicono no, il concordato passa. E permetterà la continuità dell’attività dell’azienda, con il salvataggio di circa 50 dipendenti e forse più. Che è poi l’aspetto che più interessa l’economia locale. 


Ma buone notizie dal concordato arrivano non solo per i creditori privilegiati, come i dipendenti le cui spettanze saranno garantite, ma anche per gli altri. Infatti i creditori chirografari – come hanno spiegato in una breve illustrazione i commissari Lucio Raimondi e Pierluigi Pennetta – potranno essere soddisfatti con un 15-16%  e forse più, in quanto «il Piano presentato al Tribunale è fondato sulla reale realizzabilità della vendita dei beni e sulla concretezza del business plan della continuità aziendale».
«Ci sono stati accantonamenti molto prudenziali da parte del gruppo di commercialisti e di avvocati dell’azienda che ha lavorato su questa proposta di concordato, c’è un piano di lavoro che consentirà un utile, c’è il magazzino valutato a zero euro mentre è pieno di materiale, e – come ha specificato meglio l’avvocato Pennetta – tutte le proposte sono funzionali a questo piano. E su questa proposta bisogna votare».
 Insomma quasi un appello a votare sì, dopo che il giudice delegato Nicola Valletta aveva chiamato i creditori presenti interessati (e di quelli che avevano fatto pervenire attraverso la Pec le loro osservazioni ed il loro voto), specificando che quello «non era l’accertamento definitivo delle passività, ma una tappa endoprocedimentale, del tipo: a noi oggi risulta questo dalle scritture contabili, per cui chi deve eccepire lo può fare subito, ma anche dopo. I commissari hanno espresso il loro ok al Piano – ha concluso Valletta - ci sono opposizioni dei creditori privilegiati e di quelli chirografari?».


 Nell’aula 1 del Tribunale ci sono state alcune eccezioni sulla natura dei crediti vantati (le parcelle degli avvocati singoli sono state considerate crediti privilegiati, al contrario di quelle degli studi associati, così come privilegiati sono stati ritenuti i crediti di alcuni artigiani), ma in sostanza il Piano elaborato dallo studio associato romano DGS è stato accettato in toto, come hanno poi spiegato Marina Scandurra e Adele D’Alonzo presenti all’udienza e che hanno curato la parte economica, e l’avvocato Giuseppina Ivone che ha seguìto la parte legale insieme allo studio internazionale Legance, presente in aula con l’avvocato Marco Iannò.
Al momento del voto hanno detto sì la Sixty Far East (33 mln di crediti) ed altri creditori per 3 mln, hanno detto no alcuni che hanno fatto pervenire il loro dissenso via email certificata. In aula c’era anche lo staff di Paolo Bodo, attuale amministratore della Sixty International, controllata dal fondo di investimento Crescent Hyde park che ha acquistato la holding. Il Piano prevede che la Sixty International acquisti il retail, cioè il settore con una parte dei marchi Fashion e Sportware e questo potrà avvenire se – come ha spiegato Lucio Raimondi – ci sarà il silenzio-assenso dei creditori più importanti, come le banche, le cui speranze di recuperare una parte anche piccola del credito sono riposte in questo piano che rilancia l’attività dell’azienda. 


Infatti la proposta è di formare una nuova società attraverso Sixty internazionale che insieme a Sixty spa sono due società di diritto lussemburghese (controllate da Crescent). La nuova società rileva i rami di azienda Fashion (Energie e Miss Sixty) subito dopo il concordato, quindi il prossimo marzo sarà la volta dei marchi Refrigiware e “Murpy e Nye”. Il tutto però in attesa dei prossimi 20 giorni, decisivi per il destino della Sixty, una delle scommesse più grandi del tribunale fallimentare di Chieti per salvaguardare i posti di lavoro, pur in presenza di 2600 creditori e 360-370 mln di debiti. E non a caso ieri il presidente del Tribunale Geremia Spiniello si è fatto vedere in apertura dell’udienza ed alla conclusione.


Sebastiano Calella