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Abruzzo/Villa Pini ultimo atto: domani l’unica certezza è la vendita sicura

Si parte dai 16 mln offerti da Petruzzi: ci saranno altri acquirenti?

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CHIETI. Si vende, si vende, si vende: è più facile sfogliare la margherita in quest’ultima asta di Villa Pini, prevista per domani mattina al Tribunale di Chieti. Non c’è infatti altra possibilità, vista la presenza di un’offerta irrevocabile di acquisto da 16 mln di euro presentata da Nicola Petruzzi-Policlinico Abano Terme, affittuario della clinica fin dalla prima asta successiva al fallimento di Villa Pini, dichiarato il 16 febbraio 2010.
In quell’occasione il disciplinare prevedeva una doppia possibilità: o acquistare o prendere in affitto la clinica per due anni. Nessuno presentò offerte di acquisto e dal notaio Germano De Cinque il 24 agosto di quell’anno spuntò solo la busta per l’affitto, presentata da Petruzzi e prontamente accettata.
Il che ha consentito al Policlinico Abano Terme di gestire la casa di cura di via dei Frentani per i due anni previsti dal contratto, poi aumentati quasi a tre per l’aggiunta di un paio di proroghe dovute alla “diserzione” delle altre aste di vendita andate deserte. Stavolta ci saranno altri acquirenti?
Difficile ipotizzarlo, anche se – come è sempre avvenuto nelle gare precedenti – si sono registrate manifestazioni di interesse che però in passato si sono liquefatte al momento di formulare una proposta di acquisto. Comunque le altre buste con l’eventuale offerta di acquisto dovranno pervenire entro oggi nelle mani del curatore, ma solo domani potranno essere aperte in Tribunale per procedere all’aggiudicazione. In questo caso scatterà la gara competitiva tra gli offerenti, con opportuni rilanci. Altrimenti resta valida l’offerta del Policlinico Abano Terme e la clinica sarà aggiudicata.
Quindi domani ci sarà comunque un vincitore: o lo stesso Petruzzi in fuga solitaria o un altro acquirente, se riuscirà a prevalere nei rilanci e salvo possibili intoppi burocratici (come tutte le aste precedenti insegnano).
Oggi l’unica cosa sicura è che domani questa asta non andrà deserta e che il Policlinico Abano Terme è in pole position per l’aggiudicazione. Anche perché ha un alleato molto forte, cioè la politica sanitaria regionale che attraverso i ripetuti tagli del budget e dei posti letto ha reso sempre meno appetibile l’acquisto di una clinica. Comunque, se pure si trattasse di un incontro di pugilato, Petruzzi vincerebbe sicuramente ai punti per l’impegno dimostrato nel rilancio di Villa Pini, data per spacciata e senza futuro dopo i mesi convulsi della gestione Angelini che avevano portato al fallimento.

DAL FALLIMENTO AL RILANCIO DELLA CLINICA, ATTRAVERSO MILLE DIFFICOLTÀ
Erano tempi bui per chi lavorava nella struttura di via dei Frentani e nelle altre società della galassia Angelini: niente stipendi, niente contributi previdenziali, manifestazioni, scioperi e assemblee alla Regione ed a Chieti, sospensione dell’accreditamento sanitario regionale, intervento della Procura della Repubblica e nomina di Sergio Cosentino come commissario giudiziale a Villa Pini.
Poi con un passivo di 400 mln ed un attivo di 150, il Tribunale (presidente Geremia Spiniello, giudici Adolfo Ceccarini e Nicola Valletta) decise il fallimento, ma non chiuse la clinica: ne affidò la gestione ad un curatore attraverso l’istituto dell’esercizio provvisorio, individuato con un pizzico di lucida “follia” come l’unico mezzo per salvare i posti di lavoro e per preservare il bene a favore dei creditori.
Di qui la nomina dell’avvocato romano Giuseppina Ivone (coadiuvata da Roberto Falcone e da Francesco Cancelli) scelta perché esterna all’Abruzzo e non a rischio di possibili conflitti di interesse con il titolare della clinica fallita.
In realtà si trattò di una scommessa coraggiosa e risultata vincente, che ha fatto da apripista per molte altre aziende in difficoltà e che ha consentito al Tribunale di Chieti di essere tra i primi ad applicare con successo la nuova legge fallimentare.
Ma fu anche il frutto di una fortunata serie di “convergenze parallele” e di “congiunzioni astrali”: i sindacati erano d’accordo sul fallimento come ultima difesa dei dipendenti stremati da mesi e mesi di astinenza dalle buste paga e la politica regionale balbettava di fronte alle inadempienze di Angelini che a sua volta rilanciava alla Regione le accuse di complotto contro di lui.
Dal canto suo la politica nazionale era sul piede di guerra contro le condizioni dei malati mentali ricoverati in alcune strutture del gruppo Villa Pini (le Villette, il Convitto Paolucci ecc.) con tanto di visite ed ispezioni della Commissione Marino. Infine la sanità regionale era sul punto di chiudere ogni rapporto con il gruppo Angelini, mettendo a rischio il posto di lavoro di circa 1500 dipendenti in totale.

CON L’ASTA DI DOMANI SI CONCLUDE UNA NAVIGAZIONE DIFFICILE
A poco più di tre anni da quel fallimento, con sei cliniche già vendute, l’asta di domani è il vero e proprio d-day di tutta l’operazione, la conclusione di un’avventura professionale ed umana che ha segnato la storia politica, economica e sindacale di Chieti e del suo Tribunale, oltre che dei protagonisti impegnati in prima persona. Una storia che ieri ha vissuto un momento di acuta tristezza per il funerale di una collaboratrice giovane e brava dello staff del curatore, che tanto aveva lottato per salvare il suo posto di lavoro.
E negli occhi velati di lacrime dei colleghi che con lei si erano battuti per salvare Villa Pini, c’erano la fierezza del risultato raggiunto e la certezza che quella lotta non era stata inutile. Perché gli ultimi tre anni dell’attività di questa clinica rappresentano la vita di tutti i giorni, con buoni e cattivi, con vincitori e vinti, con chi è riuscito a salvare il suo posto di lavoro e con chi è rimasto fuori per i tagli da spending review, unico rammarico di chi ha lavorato per dare un futuro a tutti i dipendenti in servizio al momento del fallimento.
Resta però il grande patrimonio della solidarietà e del lavoro che ha portato tutti i protagonisti di questa storia alla vendita di domani: se la clinica verrà aggiudicata, il curatore fallimentare ed il presidente del Tribunale potranno gridare “terra”. Non è il 12 ottobre del sogno americano, ma per Chieti il 20 giugno sarà comunque una data da ricordare, dopo quaranta mesi di navigazione in un oceano di difficoltà.
Sebastiano Calella