SANITA', POLITICA E AFFARI

Villa Pini, i dipendenti lanciano il boicottaggio di Unicredit

«Ritirare i conti dopo il no incomprensibile all’offerta di acquisto»

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CHIETI. Il no di Unicredit, che nel Comitato dei creditori ha bocciato l’offerta di acquisto di Villa Pini (14 mln a base d’asta) da parte di Nicola Petruzzi, merita una risposta: almeno il ritiro dei depositi e la chiusura dei conti in quella banca da parte dei dipendenti della clinica.
Questa è la reazione di chi lavora a Villa Pini all’atteggiamento definito «incomprensibile» della banca che in passato ha erogato finanziamenti su finanziamenti e scoperti di conto corrente alla vecchia gestione, tanto da trovarsi ad essere tra i maggiori creditori del fallimento.
Con l’aggiunta che il gruppo Unicredit si è già guadagnato l’antipatia degli stessi dipendenti «quando ha presentato ricorso in appello contro i soldi erogati ai lavoratori in seguito alle loro vertenze ed ai loro ricorsi», come ha ricordato Andrea Gagliardi, Cgil, che insieme a Domenico Rega, Uil, e Davide Farina, Cisl, ha presieduto l’incontro organizzato dalla Rsa interna.

Il documento unitario dei dipendenti con questa proposta di boicottaggio, discusso in assemblea, riporta le ragioni di questa risposta simbolica ad Unicredit e chiarisce che il no è tanto più “incomprensibile” proprio perché le banche conoscono bene la crisi economica di questo periodo e non si sentiva proprio il bisogno di mettere a rischio la vendita della clinica con questo no, senza valutare bene il futuro di oltre 600 dipendenti.
Anche perché, come hanno sottolineato i tre sindacalisti presenti, è alquanto strano allungare i tempi dell’asta, in un momento in cui sono finiti i soldi per la cassa integrazione.
Senza dire che per i sindacati è irresponsabile mettere in difficoltà l’operatività della clinica facendola dipendere dall’eventuale credito che il curatore potrà reperire per la gestione in esercizio provvisorio.

 Insomma tra interessi occulti ed interessi palesi, fino ad oggi «Villa Pini è stata utilizzata dalla Regione per fare cassa con i vari provvedimenti di Redigolo, Chiodi, Baraldi e Zuccatelli», ha sostenuto Domenico Rega, Uil, «ed è stata depauperata sistematicamente sia come le altre cliniche – ha aggiunto Davide Farina – sia con qualche aggiunta per la psicoriabilitazione e la lungodegenza».
 Di qui la necessità che i dipendenti facciano la loro parte contro questa spoliazione: «togliamo i conti» ha sostenuto con forza Valerio Baboro, per il quale ci si doveva muovere anche molto prima.
«Il fatto è che la Regione non considera proprio Chieti, visto che l’hanno distrutta come città», ha rincarato Marco Angelucci.
Più articolata e motivata la critica di Mario De Lio al parere negativo del Comitato dei creditori: da consigliere comunale di Chieti ha fatto riferimento anche al documento passato in Commissione consiliare contro i tagli lineari e gli attentati all’occupazione e all’assistenza sanitaria: «per due milioni di differenza, tra i 14 offerti ed i 16 della prossima base d’asta, non si può accettare un comportamento così irresponsabile» ha concluso De Lio.

Sebastiano Calella