RITORNO AL PASSATO

Villa Pini. La clinica riparte da aprile con l’esercizio provvisorio

Decidono il Comitato dei creditori ed il giudice. Forse una nuova asta

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CHIETI. «Se fossi uno di voi non sarei preoccupato, sarei preoccupatissimo per la situazione che si sta creando a Villa Pini».

Così ha esordito il curatore fallimentare nell’incontro che si è tenuto ieri in clinica con i sindacalisti ed i rappresentanti dei dipendenti.
In origine la convocazione era finalizzata ad illustrare il cambio di gestione della clinica previsto per l’ora zero del primo aprile, ma poi questo incontro – venuto dopo l’asta andata a vuoto - si è caricato di tensioni scatenate dalla mancanza di offerte di acquisto.
Infatti l’esito negativo dell’asta è stato vissuto in modo non positivo dai dipendenti in servizio a Villa Pini, che temono di veder vanificato l’impegno profuso nel rilancio della clinica sotto la gestione di Nicola Petruzzi. Ed ha spaventato non poco gli ex dipendenti ancora in attesa di assunzione che non vedono un futuro roseo, sia perché mancano i fondi per la cassa integrazione in deroga, sia perché in caso di esuberi scatteranno la mobilità ed il licenziamento.
Su questo scenario che faceva rivivere le preoccupazioni di tre-quattro anni fa, prima del fallimento, si è innescata la limitazione della delegazione ammessa all’incontro con il curatore Giuseppina Ivone e dovuta solo a motivi logistici.

ESPLODONO LE TENSIONI TRA GLI ESCLUSI DALL’INCONTRO CON IL CURATORE

Di qui l’esplosione della rabbia degli esclusi che temevano non si sa quali “inciuci”, come li ha definiti una dipendente monoreddito, esasperata perché da tempo è in cassa integrazione e non riscuote il sussidio da mesi. Nell’atmosfera arroventata al primo piano della clinica, proprio negli uffici dove in passato regnava Enzo Angelini e che ora sono la sede della curatela, ci sono stati scontri verbali molto accesi e sono volate accuse anche contro i sindacati che non avrebbero tutelato i dipendenti tollerando l’assunzione di interi nuclei familiari e lasciando a casa dipendenti monoreddito.
 Il clima si è poi raffreddato, non solo per le spiegazioni venute dai partecipanti all’incontro, ma anche per la discreta presenza della Digos che ha presidiato l’atrio degli uffici dove si è svolto l’incontro. Dopo oltre due ore di confronto, il curatore si è affrettato a raggiungere gli uffici del governo dove era fissato un incontro con il prefetto Fulvio Rocco De Marinis: a lui l’avvocato Ivone e lo staff composto da Roberto Falcone e Francesco Cancelli hanno illustrato la situazione di Villa Pini per le eventuali, negative ricadute occupazionali e per gli indubbi risvolti sociali della vicenda.
In clinica invece sono stati i sindacati Cisl, Cgil e Uil (ma c’era pure l’Ugl) ad affrontare l’ira e le ansie giustificate dei dipendenti ed a spiegare quali saranno le prossime scadenze burocratiche e le scelte che i lavoratori si troveranno davanti.

«ADESSO L’UNICA SALVEZZA PER I DIPENDENTI È L’ESERCIZIO PROVVISORIO»

Ed allora ha assunto un senso la frase iniziale del curatore che ha specificato anche come «in questo momento l’unica àncora di salvezza per i dipendenti sia proprio la possibilità di continuare nell’esercizio provvisorio, dopo avere chiesto l’autorizzazione al comitato dei creditori ed al giudice delegato. Il pericolo che corriamo è che il Tribunale possa decidere di chiudere la casa di cura e a questo non pensano quelli che contestano senza conoscere i meccanismi della legge fallimentare. Ma io sono abbastanza ottimista sulla richiesta di continuare la gestione – ha continuato l’avvocato Giuseppina Ivone – la clinica che troviamo adesso non è quella per la quale con lungimiranza e molto coraggio (di cui va dato atto al presidente Geremia Spiniello ed ai giudici Nicola Valletta e Adolfo Ceccarini) il Tribunale fallimentare di Chieti tre anni fa ha concesso l’esercizio provvisorio. Molti non lo ricordano, però quando abbiamo preso possesso della struttura c’era personale demotivato e stremato, attrezzature obsolete, debiti a gogò, stipendi non pagati da mesi e mesi e soprattutto non c’era l’accreditamento che la Regione aveva sospeso. Cioè si era sull’orlo del baratro, con i licenziamenti dietro l’angolo. Poi pian piano, con un duro lavoro di tutti, la Regione ha concesso di nuovo l’accreditamento, sono tornati regolari i rapporti ed i pagamenti con le Asl, il contratto di affitto con il Policlinico Abano Terme ha prodotto effetti molto positivi per le prestazioni sanitarie, i dipendenti hanno fatto la loro parte ed ora a Villa Pini manca solo un acquirente. Insomma», ha concluso Ivone, «di strada ne abbiamo fatta tanta insieme ed ora ho fiducia che il Comitato dei creditori ed il giudice delegato ci possano autorizzare ad andare avanti. Ho già avuto un contatto con il presidente della sezione civile del Tribunale Camillo Romandini e con il Prefetto».

LE PREOCCUPAZIONI DEI SINDACATI PER I LICENZIAMENTI

Se da parte del curatore c’è preoccupazione, ma anche fiducia, sono i sindacati ad essere in allarme per gli aspetti occupazionali: è vero che dal primo aprile tutti i 510 dipendenti in servizio più i 140 in cassa integrazione torneranno di nuovo sotto la curatela, ma la riduzione del budget regionale ed il taglio dei posti letto porteranno di sicuro un ridimensionamento degli organici.
Intanto i nuovi contratti in vigore dal primo aprile saranno stipulati con i dipendenti le cui figure professionali sono necessarie al funzionamento della casa di cura e questi dipendenti – compresi quelli che ora sono in cassa integrazione – verranno scelti secondo i criteri previsti dalla legge (monoreddito, carichi familiari ecc.). Il che produrrà un rimescolamento delle assunzioni e così potranno rientrare anche quelli che sono fuori e dovranno uscire alcuni di quelli che oggi lavorano. Ma i sindacati sono preoccupati soprattutto per le scelte della Regione: se salta la riabilitazione ex art. 26, se salta la riabilitazione neuropsichiatrica o se verranno stabiliti nuovi setting assistenziali, è chiaro che servirà una rimodulazione della pianta organica. Detto in altre parole, dei 650 dipendenti oggi in servizio ne potranno restare solo circa 400. Il che provocherà tensioni ulteriori, come onestamente hanno previsto Vincenzo Traniello (Cisl), Carmine Ranieri (Cgil) e Domenico Rega (Uil) i quali però finora – dal punto di vista occupazionale - sono riusciti a pilotare la clinica nelle secche delle restrizioni regionali.

CHIESTO CREDITO ALLE BANCHE

«D’altra parte – ha concluso il curatore uscendo dall’incontro con il prefetto – mi sono chiesta più volte perché siamo riusciti a vendere subito e bene le altre società e le altre cliniche e non Villa Pini. E’ vero che è un momento difficile per la sanità privata, non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia. Però questa mancanza di offerte probabilmente dipende non solo dalla situazione di incertezza generale, ma anche da qualche ostacolo burocratico imprevisto, di quelli che si sono palesati sempre al momento delle diverse aste e di cui ho fornito un’informativa al prefetto. Per il momento intanto cercherò di ottenere credito dalle banche locali per assicurare gli stipendi e chiederò al comitato dei creditori la possibilità di bandire una nuova asta. Qualcuno mi ha chiesto se è possibile che arrivi anche un’offerta libera di qualche imprenditore. La risposta è affermativa. Se l’offerta è “ricevibile”, cioè se è vicina ai valori di mercato attuali, potrò proporla al Comitato dei creditori che ha dato un contributo notevole a tutta la vicenda: potrebbe decidere di utilizzarla come nuova base d’asta».

Sebastiano Calella