VERSO LE ELEZIONI

Abruzzo/Pdl in fermento: arriva “Presenza popolare” per commissariare Chiodi

«Un’agenda concordata con il territorio per l’ultimo anno di legislatura»

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ABRUZZO. Non sono pochi quattro esponenti di primo piano della Regione, più qualche sindaco, alla presentazione dell’intergruppo “Presenza popolare”.

Non è una corrente politica, né un gruppo a sé stante, ma solo una maggioranza eterogenea che si forma su alcuni problemi, pur rimanendo ciascuno nel suo partito. Insomma più che una “Presenza popolare” ieri a Pescara c’era una forte presenza istituzionale che voleva lanciare il messaggio trasversale “l’Abruzzo agli abruzzesi”. C’erano infatti due assessori della giunta Chiodi (Gianfranco Giuliante, Pdl e Angelo Di Paolo, Rialzati Abruzzo), Antonio Menna, Udc, Ricardo Chiavaroli, portavoce del Pdl, Maurizio Testa, sindaco di Tagliacozzo, un presidente di circoscrizione di Pescara ed altri sindaci. Questa maggioranza di area più vasta avrà un denominatore comune: la rivendicazione orgogliosa che l’Abruzzo in tutti i settori ha forze e uomini che non hanno bisogno alcuno di essere eterodiretti da Roma (o da Arcore) per le scelte economiche, politiche o elettorali.
Tutto qui? Non proprio. Sbaglia, infatti, chi tenta di minimizzare la nascita di “Presenza popolare” come una reazione all’esclusione dalle liste del Pdl di candidati scelti dal basso. Infatti più che delle candidature imposte si è parlato di questo ultimo anno di legislatura, la cui agenda dovrà essere concordata con il territorio e con questo intergruppo, senza imposizioni come è stato fino ad ora.
E’ forse questa la novità politica più importante: l’uscita allo scoperto, fuori della disciplina di partito, di chi vuole realizzare concretamente i programmi elettorali senza piegarsi ai voleri di questa o quella lobby. In realtà il problema “liste”, pur presente in tutti gli interventi (Angelo Di Paolo, Antonio Menna e Gianfranco Giuliante), è stato liquidato all’inizio da Chiavaroli: le candidature imposte sono un sintomo della malattia ingravescente che ha colpito la Regione con la perdita della sua sovranità elettorale. E la nascita di questo intergruppo è uno degli effetti collaterali imprevisti ed imprevedibili delle candidature romane, la cosiddetta goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha rotto i freni inibitori della disciplina di partito. Insomma è saltato il tappo che bloccava ogni iniziativa indipendente ed ogni capacità di critica: è vero – hanno detto gli assessori presenti - che su tanti problemi (case popolari, acqua pubblica, trasporti, sanità ecc. ecc.) «ci siamo mossi, ma alla fine non siamo riusciti a concludere per la pressione ora di una lobby ora di un’altra. E soprattutto non siamo riusciti a governare l’Abruzzo intero per un’eccessiva prevalenza di Teramo nelle scelte della Giunta». «Si pensi al problema dei rimborsi per la neve dello scorso anno – ha sottolineato Giuliante – perché il senatore Tancredi ha fatto arrivare 8 mln solo ai comuni teramani, mentre altre amministrazioni rischiano il default per quelle spese?»


 Come dire che ora la musica cambia e Chiodi dovrà fare i conti con la volontà di «rilancio del territorio marginalizzato dalla politica», come ha detto Di Paolo, e con «la necessità di un riequilibrio delle zone interne, dell’offerta sanitaria e di una maggiore attenzione al lavoro», ha sottolineato Menna.
«Il senatore Piccone dice di non preoccuparsi, perché gli eletti rappresenteranno comunque il territorio – ha chiosato Giuliante – ma c’è poco da stare allegri se lo faranno come lui, che nella classifica del sito Openparlamento occupa per la qualità del suo lavoro il posto 308 su 322 senatori. Si occuperà così delle zone escluse dalle liste?»
 Secondo l’ex capogruppo del Pdl è ora che gli abruzzesi tornino a decidere da soli. «Ed il primo obiettivo di Presenza popolare – ha concluso Giuliante – è di mettere in rete tutte le associazioni di centrodestra e di creare una maggioranza sui problemi che vada oltre il Pdl».
 Tradotto dal politichese, l’obiettivo politico raggiungibile da Presenza popolare subito dopo le elezioni è quello di mettere insieme nello stesso progetto anche Paolo Gatti e Carlo Masci, oltre ad altri consiglieri. Chiodi dunque è avvisato: l’ultimo anno di legislatura si presenta meno facile per la sua Giunta, il modello Teramo si è rivelato insufficiente e l’Abruzzo abruzzese vuole tornare protagonista.


Sebastiano Calella