CRISI E LAVORO

Abruzzo/Confcommercio: «La politica salvi le imprese prima che sia troppo tardi»

Più credito, meno tasse, più consumi per uscire dalla crisi

Redazione Pdn

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ABRUZZO. E’ quasi una minaccia il tema che la Confcommercio ha scelto per la giornata regionale di protesta – e di proposta – che ieri si è svolta a Chieti: «La politica non metta in liquidazione le imprese: la Confcommercio non farà sconti».
 E non farà sconti nemmeno in campagna elettorale, visto che – come ha sottolineato Celso Cioni dell’Aquila – «qui si tratta di difendere un piccolo mondo antico che rischia di scomparire: oggi sono presenti tanti commercianti che sono alla sesta, alla quinta o alla quarta generazione. Un mondo che non è affatto minore e che merita considerazione».
 In realtà il tono ultimativo di questo tema ieri è stato comune a diverse manifestazioni analoghe del mondo dell’imprenditoria in generale: la crisi economica morde e tutti cercano di suggerire la ricetta giusta per superarla. Ieri all’appuntamento alla Camera di Commercio di Chieti erano presenti numerosi associati di tutta la regione, oltre che i vertici della Confcommercio, dal presidente regionale Giandomenico Di Sante, a Celso Cioni (L’Aquila), Ezio Ardizzi e Walter Recinella (Pescara), Antonio Allegrino (Chieti) e Roberto Donatelli (Teramo), che hanno lanciato le loro proposte su fisco, credito, burocrazia e consumi, individuando nella politica la prima responsabile della crisi che attanaglia – in questo caso – il settore del turismo, del commercio e dei professionisti.
«La politica è sorda o fa finta di non sentire – ha detto Antonio Allegrino -  ma il turismo, il commercio, i professionisti che noi tuteliamo sono allo stremo. E’ vero che scontiamo una cattiva immagine che danno di noi, anche se il commerciante lavora 12 ore al giorno come quasi tutte le aziende familiari. Ma se chiude un’azienda al minuto vuol dire che la nostra protesta ha motivi fondati».

 In realtà la crisi avvolge tutta l’economia, come riconosce lo stesso Allegrino: «Se i lavoratori in genere non hanno soldi, non spendono. Quindi siamo legati al sistema economico generale e magari soffriamo di più la drastica riduzione del credito da parte delle banche che ottengono soldi dalla Bce all’1% e a noi ce li ridanno al 16%. Oppure ci tartassano con il fisco e con gli studi di settore per i quali se l’attività va male, come in questo periodo, devi pagare lo stesso perché i parametri sono altri. Insomma i problemi sono complessi, ma noi vogliamo far sentire la nostra voce e le nostre proposte».
 Così ieri hanno fatto le piccole e medie imprese, l’artigianato, insomma le realtà economiche abruzzesi che stanno scoprendo come le responsabilità dei politici affondano le loro radici in diversi comportamenti. Ad esempio le mancate decisioni (ad esempio, sono anni che si parla del Parco della Costa dei Trabocchi, che però non è stato ancora perimetrato, o dell’Abruzzo regione verde d’Europa, senza ricadute importanti sull’economia) oppure i continui salassi (addizionali irpef, ticket sui farmaci, bollo auto) che sottraggono risorse ai consumi. Ma ci sono pure i ritardi nelle infrastrutture e nelle riforme, il timore reverenziale verso le banche con il conseguente ristagno del credito ed il mancato equilibrio nella tassazione, con molti che non pagano e gli altri costretti a pagare molto di più del sopportabile. In pratica la politica applica il principio del “bisogno sospeso” in un sistema che ignora i vasi comunicanti.
Ci sono sprechi nella sanità? Invece di razionalizzare il sistema, la Regione applica il ticket e questo di fatto significa togliere in Abruzzo decine di mln ai consumi, senza risolvere il problema. Così come avviene se la Rai aumenta di 1 euro l’abbonamento o se aumentano i carburanti, le bollette, i costi postali e bancari e chi più ne ha più ne metta, tutto questo toglie risorse per i consumi. Ieri in sala però – oltre le figure istituzionali come il prefetto di Chieti ed alcuni sindaci - c’erano solo Maurizio Spina, segretario regionale Cisl, Leonardo De Gregorio Porta, Ugl, ed un solo candidato alla Camera dei deputati. Forse ha ragione Allegrino: la politica è sorda o fa finta.
Sebastiano Calella