INQUINAMENTO

Abruzzo. Petrolio in mare: i gabbiani sono sporchi ma le spiegazioni non ci sono

Altre foto inequivocabili: perché i gabbiani sono sporchi?

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

10137



ABRUZZO. La situazione (mediatica) è chiara. Da una parte la Edison che gestisce per conto di Eni la piattaforma Rospo Mare che assicura che non c’è stato alcuno sversamento in mare di greggio.

Dall’altra, il Wwf che diffonde ancora oggi nuove foto di gabbiani inequivocabilmente sporchi di una sostanza scura molto simile al petrolio.
Perché i gabbiani sono sporchi? Dove si sono poggiati? Di quale sostanza si tratta? Di sicuro è anomalo vedere gabbiani con la pancia nera e la verità è che qualcosa in mare ci sia.
Può benissimo darsi che il Rospo mare non c’entri allora sarebbe opportuno allargare le ricerche ed i controlli anche a tutti gli altri impianti per capire l’origine della sostanza e del problema.
Che qualcosa sia successo al largo delle oste tra Abruzzo e Molise è certo e si tratta di un problema serio che può minare l’ambiente e l’ecosistema.
Le polemiche lasciano il tempo che trovano ed è interesse di tutti (soprattutto di chi sta sfruttando il sottosuolo) fare in modo che non vi siano dubbi sul loro lavoro.
Mancano allora spiegazioni convincenti. Intanto la procura di Termoli Larino ha aperto una inchiesta per accertare eventuali reati.

Le nuove immagini del Wwf sono state raccolte ieri pomeriggio a S. Salvo. Il monitoraggio, svolto da volontari, si protrarrà fino almeno a domenica e porterà alla redazione di una documentata e dettagliata relazione che sarà consegnato lunedì alla Procura di Larino che ha aperto un fascicolo sulla vicenda.
«La documentazione che abbiamo raccolto in questi giorni», dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo, «dimostra in maniera incontrovertibile due fatti: che uno sversamento a mare di petrolio vi è stato e che l'epicentro del problema è avvenuto al confine tra Abruzzo e Molise. La quantità di segnalazioni di gabbiani sporchi che stiamo raccogliendo lungo la costa è un segnale incontrovertibile della presenza di idrocarburi in mare. In secondo luogo, la concentrazione di individui colpiti dal problema è massima all'altezza di S. Salvo e Vasto. In quest'area ieri pomeriggio, giovedì 24 gennaio, ne sono stati osservati sicuramente 10 diversi in meno di un'ora di osservazione, alcuni dei quali ridotti in condizioni pietose, come testimoniano le immagini. Ovviamente la presenza di gabbiani sporchi è solo la manifestazione più evidente di un problema che riguarda tutto l'ambiente marino e costiero. Chiediamo approfondite valutazioni da parte di tutti gli organismi competenti, dopo le solite “rassicurazioni” giunte a poche ore dall'allarme senza che fosse stato realizzata un'approfondita ricerca lungo la costa dei prevedibili impatti sulla fauna di uno sversamento. Tali rassicurazioni sono state smentite grazie al monitoraggio assicurato da volontari. La autorità dovranno risalire alle cause ma in ogni caso petrolio in mare con danni alla fauna vi è stato e ciò conferma i rischi della deriva petrolifera nell'Adriatico».
Augusto De Sanctis, presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese, spiega invece che l'associazione che presiedo svolge i censimenti da circa 20 anni e «finora non avevamo mai verificato un fenomeno di tale entità, con decine di individui interessati. E' evidente che vi è stato un problema in mare, a nostra avviso iniziato da sabato/domenica quando abbiamo osservato i primi individui sporchi di idrocarburi nell'area. Tra lunedì e martedì vi è stato un forte incremento nel numero di esemplari coinvolti».

Per il Wwf vi è stato un danno concreto ancora tutto da stimare.
«Ricordo che l'area ospita specie anche molto rare», dice De Sanctis, «come le berte maggiori, che nidificano in primavera alle Tremiti e che non si avvicinano alla costa alimentandosi in mare aperto. Pertanto quello che osserviamo è solo la punta dell'iceberg».