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Abruzzo. UdA, si apre un anno accademico difficile per i tagli e per la riforma

Il Rettore Di Ilio: “Ruolo insostituibile dell’università pubblica”

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CHIETI. Il breve documentario sulle Bande musicali abruzzesi, proiettato alla d’Annunzio di Chieti-Pescara durante la manifestazione per l’apertura dell’anno accademico 2012-2013, è stata la chiave visiva del primo discorso del nuovo Rettore Carmine Di Ilio.
Come la Rivoluzione francese ha fatto nascere questa musica popolare per consentire anche al quarto e quinto Stato – cioè le classi sociali più deboli – di ascoltare la musica che prima era riservata ai soli nobili nei teatri, altrettanto l’Università pubblica serve a diffondere la cultura e a renderla “disponibile” per tutti, meno abbienti soprattutto. E così, con voce appena velata inizialmente per una comprensibile emozione, Di Ilio ha difeso a spada tratta il ruolo dell’università statale.


«Negli scorsi anni abbiamo assistito ad un attacco mediatico senza precedenti che ha cercato di sminuire l’importanza di queste istituzioni al servizio della cultura – ha detto il rettore - il che ha prodotto una riforma Gelmini “calata” sull’università senza ascoltare chi nell’università ci vive. In pratica c’è stato un clima di attacco alle spese per l’università che ha bloccato il turnover del personale che porterà ad un progressivo decadimento degli atenei impedendo l’assunzione di giovani e valenti studiosi, ha cancellato i ricercatori a tempo indeterminato ed ha diminuito il fondo di finanziamento ordinario. Il che tradotto significa rischio non tanto teorico di aumento delle tasse per gli studenti ed in pratica sempre maggiori difficoltà per le famiglie più modeste che vedevano nella laurea un ascensore sociale che oggi non esiste più». Insomma la cultura solo per chi se la può pagare.
«Per fortuna la d’Annunzio ha i conti a posto – ha continuato il rettore Di Ilio - e mentre altri atenei rischiano il fallimento, il taglio di 5 mln di finanziamento all’UdA previsto per quest’anno provocherà qualche sofferenza, ma non sarà il disastro. L’impegno è di limitare al massimo quelli che sono i diritti degli studenti e delle famiglie, con una politica adeguata e sempre attenta al ruolo ed alla funzione dell’università pubblica, tartassata dal 2009 al 2012 da un taglio complessivo di 900 mln e che quest’anno avrà 300 mln in meno. Come dire: c’era una volta l’Università e adesso non c’è più e non si avvertono segni di inversione di rotta».

E la d’Annunzio?
«Con circa 30 mila studenti, 1000 iscritti alle scuole di specializzazione, 450 dottorandi di ricerca, 728 docenti e 355 dipendenti tecnico-amministrativi è un ateneo medio-grande e così vuole restare dopo trenta anni dalla statizzazione – ha concluso Di Ilio – confidiamo nell’aiuto della Regione e prevediamo anche la collaborazione con altri atenei come l’Università di Teramo, oggi presente con il nuovo rettore Luciano D’Amico (peraltro già docente dell’Uda, ndr)».
 Applausi sorpresi, ma sinceri, al termine di questo intervento che forse pochi si aspettavano e che ha dato il senso del cambiamento in atto ai vertici della d’Annunzio. Poi la manifestazione si è snodata attraverso il documentario sulle bande musicali, l’intervento del rappresentante del personale e degli studenti ed il conferimento dell’Ordine della Minerva all’economista Marcello De Cecco ed all’artista Ettore Spalletti. C’è stato anche un breve, simpatico siparietto quando la speaker Roberta Zimei ha letto il curriculum di De Cecco, uno degli economisti contemporanei più importanti. Il suo incarico più modesto - tra università italiane ed americane e consulenze di organismi internazionali – è stato quello presso il Monte dei Paschi di Siena, travolto in questi giorni da operazioni finanziarie a rischio. Brusìo in sala, poi De Cecco sorridendo ha spiegato che «era lì dal 1969 al 1982, quando i soldi si facevano e non si prendevano».
 Ettore Spalletti, invece, ha aggiunto una nota artistica al suo ringraziamento per l’onorificenza: «come sapete sono nato qui vicino e sono rimasto qui perché mi facevano compagnia il cielo sereno e la montagna», ha detto, aprendo scenari che hanno dato respiro alla vecchia aula magna dove si continua ad organizzare l’apertura dell’anno accademico. Poi il Coro dell’Ateneo, che aveva aperto la manifestazione con l’Inno d’Italia, ha chiuso l’inaugurazione di un anno accademico che si preannuncia difficile, ma con un rettore che si è dichiarato apertamente dalla parte degli studenti e del ruolo insostituibile dell’università pubblica.


Sebastiano Calella