SENTENZA MONDIALE

Condanna Grandi rischi, iniziata la mistificazione internazionale

Scienziati e politici contro il giudice: «follia allo stato puro»

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L’AQUILA. Dal Belgio all’Argentina: la notizia della condanna degli esperti della Grandi Rischi ha fatto il giro del mondo.
Ma la notizia si trascina dietro anche un grande inganno, la mistificazione del capo di imputazione che per i giornalisti, gli scienziati e gli esponenti della politica italiana è diventato il non aver previsto il terremoto.
L’accusa, invece, è ben altra: quella di aver fornite dopo la riunione del 30 marzo «informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione». Secondo i pm gli imputati «sono venuti meno ai doveri di valutazione del rischio connessi alla loro funzione» lanciando informazioni «approssimative, generiche ed inefficace» . Queste notizie rassicuranti «hanno indotto le vittime a restare nelle case».
Per assurdo, dunque, i sette non sono stati accusati di non essere stati in grado di prevedere il terremoto, ma di aver cercato di prevedere il “non terremoto”, rassicurando i cittadini, come spiegato molto bene da Dario Tedesco, docente di vulcanologia all'università Napoli II sull’Huffington Post.
«Quando sono venuti all'Aquila», aveva spiegato il pm Picuti nella requisitoria finale, «gli imputati hanno proceduto ad analisi carente, inidonea, inadeguata e colposamente ingannatoria». Sotto accusa il verbale di quella riunione, dove sarebbero state riportate «una serie di affermazioni banali, auto contradditorie, inutili e fuorvianti».
Parlando infatti dell'affermazione del presidente vicario dell'organo Franco Barberi, che disse «la sequenza sismica non è un precursore» di una forte scossa, il pm ha fatto notare che è contraddittoria rispetto a studi e posizioni di altri imputati che erano presenti. «Nessuno che abbia detto mitighiamo questa frase», ha aggiunto Picuti.
Nel 1995, è stato poi ricordato in aula, l'imputato Boschi aveva previsto con probabilità 1, quindi con certezza, una scossa 5.9 nel ventennio successivo in quella zona. Informazione non fornita nella riunione, non al pubblico ma agli altri componenti Cgr. «Informazione incompleta, carente e ingannatoria», sostiene l’accusa, «è stata perciò definire improbabile forti terremoti e non fare menzione di questo studio».
Quanto a un'altra frase del verbale in cui si afferma «c'è da attendersi danni alle strutture», la stessa dimostra «un'analisi del rischio contraddittoria e carente».
«Boschi ha detto - ha riferito in aula sempre Picuti - 'escluderei scosse' e nessuno si è alzato in piedi a contestare. Una frase improvvida e smentita dai fatti. Per via di quella frase la gente è morta, ecco il giudizio di colpa, prevedibilità ed evitabilità».

MONDO SCIENTIFICO IN SUBBUGLIO
Ma il mondo scientifico è incredulo e torna a battere sulla non prevedibilità del sisma. Il direttore dell'Istituto di geoingegneria del Cnr, Paolo Messina parla di «una condanna durissima» e si dice preoccupato per le conseguenze che tale pronunciamento potrà avere: «non vorrei passasse il messaggio che i terremoti si possono prevedere, perché ciò è impossibile. In linea di principio, allora, bisognerebbe evacuare l'intera popolazione ad ogni scossa?».

Anche gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists, una influente Ong statunitense, si schierano contro la sentenza «assurda e pericolosa» e chiedono l’intervento del presidente Napolitano».
«Immaginate se il governo accusasse di reati criminali il metereologo che non è stato in grado di prevedere l'esatta rotta di un tornado. O un epidemiologo per non aver previsto gli effetti pericolosi di un virus. O mettere in carcere un biologo perché non è stato in grado di prevedere l'attacco di un orso. Gli scienziati devono avere il diritto di condividere ciò che sanno e ciò che non sanno senza la paura di essere giudicati criminalmente responsabili se le proprie previsioni non si avverano».
«Ci siamo sentiti umiliati, dal punto di vista umano e professionale», ma «l'operazione è stata molto più subdola, ha cambiato le carte in tavola», dice in un'intervista al Giornale Claudio Eva, sismologo, uno dei sette componenti della Commissione ritenuti colpevoli dal Tribunale dell'Aquila.
«Il giudice - spiega - ha affermato il principio della congrua analisi del rischio del territorio. In oltre 500 pagine di requisitoria c'é tutto e il contrario di tutto, un castello di carte pauroso». Eva parla di una «sentenza già scritta».
«Avevano detto all'inizio del processo: 'Qualcuno dovra' pagare’. Abbiamo pagato noi».
L'attuale presidente della commissione, il fisico Luciano Maiani, sostiene invece che nella sentenza pronunciata ieri ci sia «un profondo errore» e che le persone condannate «sono professionisti che hanno parlato in buona fede e non spinte da interessi personali. Sono persone - aggiunge - che hanno sempre detto che i terremoti non sono prevedibili».
A fronte della loro condanna, prosegue, «non c'é nessuna indagine su chi ha costruito in maniera non adeguata ad una zona antisismica. Questo è un profondo sbaglio». In realtà ci sono procedimenti aperti anche su questo.
«Da oggi sarà molto difficile comparire in pubblico per parlare dell'attività sismica in atto in Italia, con la possibilità che i ricercatori possano essere denunciati per qualche omissione o per procurato allarme», dice invece Stefano Gresta, presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. «Siamo particolarmente colpiti dalla sentenza dell'Aquila, perchè rischia di minare - dice Gresta - uno dei cardini della ricerca scientifica: quello della libertà d'indagine, di discussione aperta e trasparente e di condivisione dei risultati, fattori imprescindibili del progresso scientifico».
La sentenza rischia, dicono dall'Ingv, «di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorrà esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?». Allo stato attuale, ribadisce l'Ingv,«é impossibile prevedere in maniera deterministica un terremoto. Di conseguenza, chiedere all'Ingv di indicare come, quando e dove colpirà il prossimo terremoto non solo è inutile, ma è anche dannoso perché alimenta in modo ingiustificato le aspettative delle popolazioni interessate da una eventuale sequenza sismica in atto». L'unica efficace opera di mitigazione del rischio sismico, secondo l'Istituto, è dunque quella legata alla «prevenzione, informazione ed educazione della popolazione in cui istituzioni scientifiche, Protezione Civile e amministrazioni locali devono svolgere, in modo coordinato, ognuna il proprio ruolo».

GIULIANI: «PROCESSO STORICO»
Soddisfatto per il verdetto, invece Giampaolo Giuliani, tecnico di ricerca sul radon che studiò la serie di scosse a L'Aquila prima della tragedia e finì nell’occhio del ciclone per aver previsto una forte scossa: «quello che è emerso dal processo è che i membri della Commissione avevano una grande responsabilità e sono venuti meno. La cosa meravigliosa, della quale vado orgoglioso, è sapere che ci sono giudici e avvocati che sono riusciti a portare avanti un processo storico, su un argomento così difficile da trattare. Per la prima volta, in meno di tre anni un processo esce con una sentenza. Per Ustica e Bologna sono passati 30 anni senza trovare responsabili. Le responsabilità scientifiche sono chiaramente emerse dalle varie testimonianze. Il processo, seppur in primo grado, ha anche dimostrato che chi doveva comportarsi in un certo modo non lo ha fatto. La sentenza e' un esempio per tutti gli errori commessi».

LA POLITICA CONTRO I GIUDICI: «SISTEMA IMPAZZITO»
Ma le contestazioni più forti arrivano dal mondo della politica che si scagliano contro il giudice che ha emesso la sentenza.
Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro parla di decisione «angosciante e destinata a inibire assunzioni di responsabilità da parte di tecnici e scienziati e a determinare ingiustificati allarmismi e impraticabili proposte di ricorrente evacuazione».
Il senatore Carlo Giovanardi, insiste ancora sulla prevedibilità del sisma e chiede di fermare «l'impazzimento di un sistema che condanna a sei anni chi non ha previsto un terremoto, che non poteva essere previsto, nello stesso giorno in cui il governo denuncia non la corruzione reale ma quella percepita, che dipinge un paese fatto tutto di disonesti, distruggendo in ambedue i casi l'immagine dell'Italia nel mondo».
«E' una sentenza un po' strana e un po' imbarazzante» dice invece il presidente del Senato, Renato Schifani. «Bisogna vedere le motivazioni», ha aggiunto, sottolineando di augurarsi che da lì «emergano scelte inoppugnabili da parte dei magistrati».
«Una follia allo stato puro» per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: «dopo questa sentenza», secondo Casini, «qualsiasi professionista chiamato a un incarico di questo tipo si tirerà indietro», viene così, ha evidenziato «sancito l'obbligo professionale a non sbagliare».
Gli scienziati della Commissione Grandi Rischi nella comunicazione 'rassicurante' sul terremoto all'Aquila «hanno sbagliato», sostiene invece l'esponente dell'Udc Pier Luigi Mantini, «ma la condanna penale per omicidio colposo è molto difficile da inquadrare nella nostra cultura giuridica. Si dovrebbe sostenere una teoria causale della conditio sine qua non, rifiutata dal nostro codice, ed è comunque difficile provare in concreto la sussistenza di un nesso di causalità tra la comunicazione e le morti. Leggerò con attenzione le motivazioni della sentenza ma presenterò un'interrogazione urgente al governo affinché sia definito un protocollo preciso e inderogabile per la comunicazione oggettiva e trasparente dei rischi nelle situazioni di possibili calamità».

I GIORNALI DI TUTTO IL MONDO
In Gran Bretagna il Guardian, osserva come «il giudice italiano abbia prodotto onde d'urto attraverso la comunità scientifica mondiale» mentre per il Daily Mail la condanna ora «può dissuadere gli scienziati dal lavoro di prevenzione dei futuri terremoti». In Francia, Le Monde si sofferma sulla soddisfazione delle parti civili evidenziando che tra i condannati ci sono «grandi nomi della scienza in Italia» mentre Le Figaro pubblica un'ampia intervista di approfondimento a Jean-Paul Montagner, professore di sismologia presso l'Istituto di fisica del pianeta di Parigi. E per il docente la sentenza «é davvero allucinante» visto che «non siamo in grado di prevedere i terremoti».
Grande risonanza anche in Germania, dove la Suddeutsche Zeitung inserisce la sentenza tra le prime notizie sottolineando la «rabbia» degli scienziati mentre la Spiegel Online, in un ampio articolo in prima, si chiede: «Silenzio in futuro, quando si tratta di rischi naturali?»
In Spagna El Pais titola in prima «Esperti colpevoli di aver negato il rischio sismico» e osserva come, secondo la comunità scientifica internazionale, «gli esperti siano così diventati il capro espiatorio dei politici».  Il New York Times dedica un ampio articolo alla vicenda sottolineando l'incredulità degli esperti Usa, secondo cui ora il rischio è che il verdetto «porti gli scienziati a chiudere la bocca». Diversa, infine, è l'opinione del sito di settore Scientific American, per il quale «il verdetto non è contro la scienza ma contro un fallimento della comunicazione della scienza». E, sottolinea, in quel caso «gli scienziati fecero un orribile errore di comunicazione».

L'AVVOCATO AQUILANO CHE PRESENTO' ESPOSTO, E' PENA GIUSTA
«Si è toccato un nervo scoperto dello Stato, chi protesta non sa nulla e non conosce carte e documentazione. Sei anni non sono troppi, è una pena giusta - prosegue -, anzi mi è sembrata bassa la richiesta del pm. C'é un confine molto labile tra la colpa cosciente e il dolo eventuale. Ricordiamoci della sentenza sulla Thyssen per il tragico incendio a Torino. Lì, prima volta in Italia, i dirigenti sono stati condannati per omicidio volontario».

«MISTIFICAZIONE DELLA SENTENZA»
«A leggere le dichiarazioni del mondo politico, cioé processo alla scienza, c'é da credere che sia iniziata una grande operazione di mistificazione della sentenza». Lo dichiara Anna Bonomi, portavoce di 3e32. «Non è stato fatto nessun processo alla 'scienza', ma semmai ad un sistema di potere nel quale era inserita la Protezione Civile di Bertolaso - insiste 3e32 - e ora questo sistema di potere si difende con false dichiarazioni. La Protezione Civile era lo strumento di quel potere: è stato lo stesso Boschi a dire di aver firmato il verbale della Grandi Rischi una settimana dopo, ossia il 6 aprile, a sisma avvenuto».
La Bonomi ha poi concluso dicendo che «a forza di ripetere queste falsità finirà che gli italiani finiranno per crederci, ma a noi aquilani non potranno mai convincerci: hanno giocato con la vita delle persone». 

FERRERO (PRC –FDS): «NON VI è NESSUN PROCESSO ALLA SCIENZA. LE NEGLIGENZE COLPEVOLI VANNO PUNITE».
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS, prova a fare chiarezza: «La superficialità con cui si sta commentando la sentenza sulla commissione grandi rischi è molto grave: non c'entra nulla il "processo alla scienza", la condanna non è stata emessa perché "non fu previsto un terremoto". La condanna riguarda le negligenze da parte della commissione, che diede improprie rassicurazioni alla popolazione, cittadini che andarono a dormire nelle proprie case piuttosto che all'aperto perché rassicurati da una commissione di scienziati. Se i terremoti non possono essere previsti, perché rassicurare?
Dalle intercettazioni telefoniche tra l'ex capo della Protezione Civile e l'allora assessore regionale Daniela Stati emerge come la commissione grandi rischi non sia stata convocata per esprimere un parere scientifico degli esperti, ma per fornire una rassicurazione preconfezionata e ingiustificata, testualmente "a fini mediatici" per non creare allarmismi. Per questo Rifondazione comunista, così come hanno fatto altre associazioni di cittadini aquilani, ha presentato una denuncia a Guido Bertolaso per omicidio colposo. Attendiamo che la giustizia faccia il suo corso ed esamini tutte le responsabilità per la tragedia del 6 aprile 2009. Il dolore per le 309 vittime merita maggiore rispetto e che sia accertata la verità sulle vicende che hanno preceduto la tragedia. Non esprimiamo quindi alcuna gioia per la sentenza ma le negligenze colpevoli vanno punite. Riteniamo esemplare quanto scritto dal giornalista aquilano Giustino Parisse. Parole che, se comprese, dovrebbero aiutare ad evitare commenti approssimativi».

APPELLO FRA UN ANNO

Le difese dei sette componenti condannati della commissione Grandi rischi hanno previsto la fissazione del processo d'appello tra l'autunno e la fine del 2013. Entro 90 giorni verranno depositate le motivazioni e poi le difese lavoreranno al ricorso per cui hanno a disposizione 45 giorni. E' l'avvocato Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi, a tracciare la linea. «Aspetteremo le motivazioni e poi lavoreremo all'appello sperando in un risultato migliore». All'indomani della sentenza choc del giudice Marco Billi, 6 anni di reclusione e interdizione perpetua per tutti, «sono ancora più incredulo, ci ripenso e mi chiedo il perché», commenta.