AMBIENTE

La riserva del Borsacchio oggi: tra disastri post pioggia e presunte illegittimità

Borgatti: «il Comune di Roseto gestisce provvisoriamente la Riserva»

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ROSETO. Pneumatici abbandonati, bottiglie di plastica alla rinfusa, rifiuti indecifrabili. Uno spiaggiato irriconoscibile.

E’ la Riserva del Borsacchio dopo le piogge dei giorni scorsi. Le foto sono state scattate da Franco Sbrolla del Comitato Borsacchio. Chi dovrebbe custodire la Riserva? E perché (stando alle foto) non lo fa? Lo ha chiesto l’esponente di Federazione sinistra Roseto Prc/Pdci, Marco Borgatti.
Anche Sel (Sinistra Ecologica e Libertà) giorni fa ha denunciato il degrado in cui versa il litorale nord di Roseto dove si trovano pezzi di plastica tra i detriti trasportati dal mare provenienti con tutta probabilità dalle decine di discariche dismesse, sul fiume Tordino.
Il Borsacchio è stato oggetto di una riperimetrazione in base alla legge regionale numero 29 del 26 giugno scorso. La stessa legge prevede che entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore, dice Borgatti, «venga nominato un comitato di gestione e venga scritto un progetto pilota di gestione finalizzato a fornire lavoro a disoccupati».
Al momento, racconta sempre l’esponente, «con una delibera di consiglio, il Comune di Roseto si è attribuita la gestione dell’area protetta in fase transitoria».
Ma su questo aspetto la Federazione sinistra Roseto Prc/Pdci ha sollevato dubbi di legittimità.
«La legge regionale», ha spiegato Borgatti, «prevede un progetto pilota per l’occupazione e rimanda, per tal atto, ad un protocollo del 3 giugno 2008, atto precedente di ben quattro anni alla legge del 2012 che ha tagliato ed attivato la Riserva. Il primo dubbio di legittimità nasce proprio nel fatto che il protocollo è riferito ad un perimetro che ora è stato modificato pertanto, secondo correnti della giurisprudenza è impossibile attuare un progetto scritto secondo una cartina che non esiste più. Il secondo dubbio verte sulla gestione provvisoria della Riserva affidata dal Comune a se stesso. Tale scelta potrebbe contrastare con la legge regionale 38/96 che definisce le prerogative dell'ente a cui deve essere affidata tale gestione».