IL FATTO

Villa Pini, una giornata di scontri dietro la proroga a Petruzzi

Erano già pronti i Tir per il trasloco ed il nuovo staff per dirigere la clinica

Sebastiano Calella

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Sebastiano Calella

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CHIETI. Come il trailer di un film.

La proroga di sei mesi per l’affitto di Villa Pini – firmata ieri sera - ha riassunto in una sola giornata gli ultimi tre anni di storia della clinica: dipendenti in apprensione per il loro posto di lavoro, il fallimento ed il curatore come unica àncora di salvezza, un imprenditore (esterno all’Abruzzo) che rischia di suo per rilanciare le attività sanitarie, i sindacati con le armi spuntate, ma sempre presenti. Come spettatori, i politici locali e regionali alle prese con altre vertenze, come se Villa Pini operasse in regime di extraterritorialità.
Però quello che è successo ieri non era un film più o meno già visto: veri i capannelli dei dipendenti di fronte alla clinica fino a sera, veri i sei Tir (due già carichi di letti e suppellettili) pronti di fronte a Villa Pini per iniziare un trasloco poi bloccato, veri i medici ed il personale che si sono riuniti ancora una volta a difesa del loro posto di lavoro, veri gli scontri e gli incontri tra gli organi della procedura fallimentare e lo staff del Policlinico Abano Terme. Vero soprattutto il colloquio con il giudice delegato Adolfo Ceccarini (Nicola Petruzzi lo ha definito «la svolta») che poi in giornata ha portato all’avvicinamento delle posizioni contrapposte attraverso un lavoro di limatura delle clausole del nuovo contratto di proroga dell’affitto. Chi ha seguito da vicino la vicenda, ha avuto la sensazione di un’evoluzione positiva quando ha notato che di venerdì pomeriggio il giudice era ancora a Chieti e quando ha saputo che verso le 17,30 una telefonata da Villa Pini al notaio Alfredo Pretaroli ha chiesto conferma della possibilità di arrivare – anche tardi – a firmare il nuovo contratto.

«Per le 600 famiglie che sono coinvolte – ha risposto Pretaroli – sarò qui in ufficio fino a mezzanotte meno cinque».
 Infine la curatela che si è materializzata con Roberto Falcone che si è fatto trovare al posto giusto ed al momento giusto quando Petruzzi ed il suo staff sono arrivati dal notaio poco dopo le 18,30. In realtà le linea telefonica tra le due parti non si era mai interrotta e Falcone aveva in tasca la delega per firmare, visto che tutta la storia dei contrasti degli ultimi giorni è l’applicazione della vecchia, millenaria massima aurea: “si vis pacem, para bellum”, cioè se vuoi la pace, prepara la guerra. E la guerra erano da una parte i Tir pronti al trasloco e dall’altra lo staff di professionisti della gestione sanitaria che l’esercizio provvisorio aveva allertato per continuare l’attività in caso di riconsegna di Villa Pini. Dietro, nelle retrovie, il lungo lavorìo per modificare le clausole della proroga, per renderla accettabile per entrambi e soprattutto per salvaguardare il valore della clinica in vista della prossima asta.

Al termine le novità rispetto alla prima stesura del contratto, sono riferite alle clausole che rimandavano i conteggi dei debiti e dei crediti ai 15 giorni successivi alla firma. Per dare certezza a questi dati, c’è stata la compensazione contestuale di queste partite di credito reciproche il che di fatto ha azzerato i primi quattro punti delle clausole aggiuntive. Per il resto sono restati i sei mesi di proroga a 265 mila euro mensili di canone e la rinuncia di Petruzzi ad eventuali contenziosi, visto che gli allegati al contratto sono tabelle lunghissime dell’inventario già fatto e reciprocamente accettato. Vincitori e vinti in questo lungo braccio di ferro? Un pareggio? La severità dello sguardo di Roberto Falcone, ma anche la sua serenità e l’immagine di Petruzzi stremato nell’ufficio del notaio danno visivamente il senso e la durezza di questa battaglia: la curatela ha dato un’immagine di fermezza ed ha difeso strenuamente Villa Pini, il Policlinico si è impegnato allo spasimo per non vanificare il lavoro di questi ultimi due anni di gestione.

Allora tutto bene quel che finisce bene? Non proprio. Il giorno dopo, cioè da oggi, il Policlinico Abano Terme è già alle prese con la difficile gestione del personale per i tagli imposti dalla spending review. Si tratta dell’improvvisa riduzione del budget (che non riguarda solo Villa Pini), in parte già speso nei primi nove mesi dell’anno. E così il risparmio imposto va spalmato su questi tre ultimi mesi dell’anno, il che porterà alla cassa integrazione di un centinaio di dipendenti. Come dire che per i dipendenti di Villa Pini gli esami non finiscono mai.