SANITA'

Villa Pini: Petruzzi chiede una proroga di tre mesi in attesa di un’altra asta

Il silenzio della politica e l’allarme dei sindacati: “chi vuole chiudere la clinica?”

Sebastiano Calella

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CHIETI. «Ho presentato al giudice delegato un’istanza di prosecuzione onerosa della gestione di Villa Pini. Avete visto tutti il mio ed il vostro impegno in questi due anni di affitto, mi spiacerebbe che i nostri sforzi per rilanciare la clinica fossero vanificati con un taglio brusco della nostra gestione in un momento molto difficile».
Risponde così Nicola Petruzzi, attuale affittuario della clinica, all’obbligo di lasciare Villa Pini il prossimo 28 settembre dopo che l’asta fallimentare è andata deserta. Si tratterebbe di una proroga di almeno tre mesi in attesa di un secondo esperimento di vendita dove poter esercitare il diritto di prelazione che stavolta non gli è stato possibile attivare per mancanza di offerte. Lo ha comunicato ieri lo stesso Petruzzi in un incontro con il personale ed i sindacati, preoccupati di un eventuale blocco delle attività per il ritorno della clinica sotto la gestione dell’esercizio provvisorio, che però ha fatto sapere di essere già al lavoro per affidare la Casa di cura ad esperti professionisti del settore sanitario.
In tono molto pacato e senza polemiche o dichiarazioni di guerra, Petruzzi in sostanza ha spiegato i motivi della sua richiesta:«Io in effetti nell’asta precedente ho pagato non tanto un affitto più o meno oneroso, quanto il diritto ad acquistare a parità di offerta, ma questo diritto non l’ho potuto esercitare – ha sottolineato – Ma la mia istanza di prosecuzione, che spero sarà vagliata presto dal giudice e dal Comitato dei creditori, tende soprattutto a tutelare “il patrimonio Villa Pini” così come è stato rilanciato. Cioè l’avviamento della società: ci sono voluti due anni di lavoro intenso di tutti per il rilancio della clinica, basta un giorno per perdere tutto in un momento così delicato. Alla Regione sono in dirittura d’arrivo gli accreditamenti: per Spatocco e Villa Serena sono già partiti, mentre qui è tutto in ritardo. Poi si deve consolidare l’autorizzazione che non è così scontata come sembra, viste le condizioni in cui si opera. Io ci sono, se mi consentono di proseguire».

 In realtà proprio contro la Regione sono stati indirizzati gli unici accenti polemici dell’incontro molto affollato di personale e sindacalisti.
«La politica purtroppo tace – ha detto Petruzzi – in due anni non ho mai sentito non dico il presidente della Regione, ma nemmeno la sua segretaria. Una specie di maledizione su Villa Pini. Come se alla Asl non vedessero l’ora che la clinica chiuda. Solo il sindaco di Chieti ci è stato vicino e lo ringrazio. Voi che avete vissuto le capriole che abbiamo fatto per ripartire non ve lo spiegate questo silenzio. Dobbiamo fare notizia come l’Alcoa?»
La domanda che tutti hanno rivolto a Petruzzi (e che in realtà era rivolta a se stessi) è stata chiara: «possiamo fare qualcosa anche noi per salvare Villa Pini?»
«La curatela lavora per voi che avete la duplice veste di dipendenti e di creditori – è stata la risposta – l’unica perplessità è che il curatore sta fuori dell’azienda e non può interpretare immediatamente, come potremmo fare noi da qui, le intenzioni della Regione. Il che potrebbe creare qualche problema all’azienda».
 I sindacati (Davide Farina, Cisl, Andrea Gagliardi, Cgil, Mimmo Rega, Uil, Said Kuri per i medici), pur sottolineando che a loro parere non si doveva arrivare a questa crisi, hanno chiesto di incontrare subito il giudice delegato ed il curatore, visto che qualche difficoltà di interlocuzione c’è stata.

«Oggi serve un chiarimento, serve mantenere la serenità necessaria perché a pagare non siano gli 800 lavoratori ed il territorio tutto. La vicenda è complessa e serve una road map per le prossime scadenze» hanno detto in coro i rappresentanti del sindacato. Andrea Gagliardi, Cgil, ha rincarato la dose aggiungendo un monito: «è un errore se ancora oggi, come prima del fallimento, c’è chi pensa che la Regione potrebbe risparmiare cancellando Villa Pini. L’esistenza della clinica non deve essere messa in discussione».
«Anche perché – ha chiosato Petruzzi – non è questione di quanti soldi vale la clinica, ma di qualità erogata nell’assistenza, di livello superiore a quella degli altri».